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Germania, il terremoto dell’AfD in Sassonia-Anhalt scuote Berlino

martedì, 8 Settembre 2026
3 minuti di lettura

L’AfD arriva al 44,2% in Sassonia-Anhalt, conquista 39 seggi su 83 e travolge la CDU, ferma al 17,2%. Un risultato storico che va ben oltre i confini del Land: per la prima volta una formazione dell’estrema destra tedesca si avvicina così tanto alla maggioranza assoluta in un’elezione regionale, trasformando la Sassonia-Anhalt in un laboratorio politico per l’intera Germania.

Il successo di Alternative für Deutschland è stato costruito anche attraverso una campagna fortemente identitaria. Il candidato di punta Ulrich Siegmund, 35 anni, è arrivato persino all’appuntamento elettorale in sella a un vecchio motorino prodotto nella ex DDR. Un’immagine dal forte valore simbolico: parlare all’elettorato dell’Est attraverso uno degli oggetti più riconoscibili della sua memoria sociale e industriale, contrapponendo quella storia alla Germania contemporanea.

Dietro il voto all’AfD, tuttavia, non c’è soltanto la protesta contro l’immigrazione o contro il governo federale. C’è una crescente distanza tra una parte dell’ex Germania orientale e le istituzioni politiche di Berlino. La CDU, che per anni ha rappresentato il principale argine conservatore alla sinistra e alla destra radicale, è stata ridotta a poco più del 17%. È questo il dato che più dovrebbe preoccupare Friedrich Merz.

Il problema, infatti, non è soltanto che l’AfD abbia vinto. È che il sistema politico tradizionale sembra sempre meno capace di recuperare l’elettorato che l’ha scelta.

A livello nazionale, il risultato riapre quindi il conflitto sul Brandmauer, il cordone sanitario costruito attorno all’AfD. La CDU continua a escludere qualsiasi collaborazione, ma la matematica della Sassonia-Anhalt rende evidente il prezzo politico di questa scelta.

L’AfD ha 39 seggi e gliene servono 42 per governare da sola. L’alternativa sarebbe costruire una maggioranza senza di essa. Ma qui emerge il vero rebus.

La CDU potrebbe cercare un accordo con SPD, Verdi, Linke e BSW, trasformando il Brandmauer in una coalizione parlamentare molto ampia. Una soluzione possibile sulla carta, ma politicamente fragile. Soprattutto perché la presenza del BSW di Sahra Wagenknecht, decisiva per i numeri, renderebbe estremamente difficile la convivenza con una CDU profondamente distante sulle principali questioni economiche, sociali e di politica estera.

Ed è proprio il BSW a diventare l’ago della bilancia anche per AfD che guarda a il BSW per una insolita alleanza anti sistema. Un mancato accordo potrebbe invece aprire la strada a un nuovo voto.

Ciò che Ulrich Siegmund ha già escluso, infatti, è un governo di minoranza. Per l’AfD, dunque, le alternative sono chiare: trovare un interlocutore disposto a rompere il muro oppure tornare davanti agli elettori, confidando in un risultato ancora più alto.

La partita della Sassonia-Anhalt assume così un significato nazionale. Il vero problema per la CDU non è soltanto formare un governo, ma riuscire a costruire una maggioranza contro l’AfD senza trasformare il cordone sanitario in un’alleanza politicamente ingestibile.

Il risultato della Sassonia-Anhalt non può però essere liquidato come un fenomeno circoscritto all’ex DDR. Il problema che emerge da queste elezioni è nazionale, complice una crisi industriale senza precedenti e l’emergenza immigrazione.

La leader nazionale dell’AfD, Alice Weidel, ha definito il risultato un «mandato a governare», chiedendo di fatto alla politica tedesca di prendere atto del nuovo equilibrio emerso dalle urne. È proprio questo il punto politico che il voto in Sassonia-Anhalt consegna a Berlino: l’AfD può essere ancora esclusa dai governi, ma non può più essere esclusa dal confronto sul futuro della Germania.

La difficoltà nel costruire una maggioranza alternativa dai costi politici insostenibili, rivela infatti una crisi più profonda: non è soltanto l’AfD a crescere, sono i vecchi partiti a perdere progressivamente la capacità di rappresentare una parte crescente dell’elettorato. Il 44,2% dell’AfD e il crollo della CDU fotografano la fine di un equilibrio politico che per decenni aveva garantito stabilità alla Repubblica federale.

Il Presidente degli USA Donald Trump ha salutato con favore l’affermazione di AfD. Il risultato ha prodotto in Italia e in Europa reazioni di segno opposto. All’interno della maggioranza: Matteo Salvini ha salutato la vittoria dell’AfD come un «successo clamoroso», Roberto Vannacci ha celebrato apertamente l’affermazione della destra tedesca. Diversa la reazione di Antonio Tajani, che ha definito il risultato un segnale preoccupante e ha ribadito la distanza di Forza Italia dall’AfD. Giorgia Meloni, invece, ha scelto per il momento una posizione più prudente, senza commentare direttamente il voto.

Paolo Falconio

Paolo Falconio

Membro del Consejo Rector de Honor e conferenziere de la Sociedad de Estudios Internacionales (SEI)

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