La cerimonia più solenne dell’ONU — quella che ogni anno ricorda i dipendenti morti in servizio — si è trasformata in un caso politico esplosivo. Durante il memoriale di giugno, dedicato ai 136 lavoratori dell’ONU deceduti nel 2025, è stato letto anche il nome di Imad Youssif El Samhouri, ex insegnante e preside UNRWA. Solo settimane dopo, Hamas lo ha identificato pubblicamente come comandante delle Brigate Al‑Qassam, la sua ala militare. La scena, ora contestata, era carica di simbolismo: il segretario generale António Guterres, la presidente dell’Assemblea Generale Annalena Baerbock e la presidente del Consiglio di Sicurezza Leonor Zalabata Torres accendevano una “fiamma eterna”, mentre un violinista accompagnava la lettura dei nomi.
Guterres aveva ricordato che “più colleghi dell’ONU sono stati uccisi a Gaza che in qualsiasi altro conflitto nella storia dell’Organizzazione”, sottolineando che molti non erano raggiungibili perché “le loro famiglie sono state uccise o costrette a fuggire”. Ma la rivelazione su El Samhouri ha scatenato una valanga di critiche. Hillel Neuer, direttore di UN Watch, ha chiesto scuse ufficiali e ha accusato UNRWA di essere “incapace o non disposta” a espellere militanti di Hamas dalle sue scuole.
Il portavoce di Guterres, Stéphane Dujarric, ha risposto che l’ONU “non era a conoscenza” delle accuse al momento della cerimonia e ha ricordato che le liste del personale UNRWA vengono condivise annualmente con Israele: “Nessuna obiezione era stata sollevata nel 2024.” Una risposta che ha irritato Israele. L’ambasciatore Danny Danon ha definito “oltraggioso” il tentativo dell’ONU di scaricare la responsabilità: “Abbiamo avvertito ripetutamente che terroristi attivi operavano dentro UNRWA. L’Organizzazione ha perso la bussola morale.” Secondo UN Watch, El Samhouri non era un caso isolato: oltre 200 figure — giornalisti, operatori umanitari, medici — sono stati identificati post‑mortem come membri o collaboratori di gruppi armati.





