Un nuovo allarme incombe sulle zone devastate dall’alluvione al confine tra Nepal e Tibet. Il lago artificiale formatosi dopo l’enorme frana di ghiaccio, rocce e detriti ha cominciato a tracimare, facendo temere una seconda ondata di piena lungo il Bhotekoshi.
Il pericolo immediato sembra però essersi ridimensionato e Pechino assicura che la situazione è sotto controllo e che le operazioni di soccorso proseguono. Il bacino, creato dallo sbarramento naturale del corso d’acqua, contiene oltre 2,5 milioni di metri cubi d’acqua.
Il bilancio della catastrofe continua intanto ad aggravarsi: in Nepal sono stati recuperati 489 corpi, ai quali si aggiungono almeno cinque vittime sul versante tibetano. Più di 1.500 persone risultano ancora disperse secondo i diversi conteggi diffusi dalle autorità, mentre le cifre rimangono in rapido aggiornamento. Centinaia sono cittadini stranieri.
Tra gli irreperibili restano anche tre italiani: Marco Ratto, orafo cinquantenne di Rapallo, e una coppia italo-svizzera che stava viaggiando dal Tibet verso il Nepal. La Farnesina continua le verifiche con autorità locali e tour operator.
Cento persone intrappolate nel tunnel
La situazione più drammatica resta nei distretti nepalesi di Rasuwa e Nuwakot e nella contea tibetana di Gyirong, dove interi centri abitati, strade e ponti sono stati travolti dalla massa di acqua e detriti.
Particolarmente delicata l’operazione all’Upper Trishuli Hydropower Project: l’esercito nepalese ha già portato in salvo circa 350 lavoratori e residenti, ma oltre cento persone sono ancora bloccate all’interno di un tunnel della centrale idroelettrica. Le operazioni sono ostacolate dalla forte portata del fiume e dalle condizioni meteorologiche.
Rientra il rischio di una nuova esondazione
Nelle prime ore della giornata la Cina aveva ordinato alle squadre impegnate sul versante tibetano di fermarsi e arretrare di un chilometro dopo che il lago di sbarramento aveva iniziato a riversare acqua verso valle. I soccorsi sono poi ripresi quando il rischio è stato giudicato gestibile.
Le autorità mantengono comunque il monitoraggio sui corsi d’acqua e sulle pendici instabili, anche in vista di nuove precipitazioni.
Il collasso del ghiacciaio
La catastrofe sarebbe stata provocata dal collasso di una gigantesca porzione di ghiacciaio a oltre 5mila metri di quota. Secondo le prime ricostruzioni, milioni di metri cubi di ghiaccio si sono staccati precipitando nella valle e trascinando con sé rocce e detriti, prima di generare la violentissima piena.
L’aiuto della Cina
Il presidente cinese Xi Jinping ha ordinato di utilizzare tutte le risorse disponibili per cercare i dispersi e prevenire nuovi disastri. Pechino ha inoltre annunciato aiuti d’emergenza al Nepal e offerto cooperazione nelle operazioni internazionali di soccorso. Il Politburo del Partito comunista cinese ha osservato un minuto di silenzio per le vittime.





