L’acquacoltura italiana punta sulle famiglie e sulla cultura alimentare per valorizzare una produzione che coinvolge imprese, territori e occupazione. Al Meeting di Rimini l’Associazione Piscicoltori Italiani (Api) presenta “I sapori dell’acquacoltura”, un nuovo ricettario nato per avvicinare i consumatori al pesce allevato nel nostro Paese e far conoscere un settore che l’associazione considera strategico. L’Api, che rappresenta oltre il 90% delle imprese attive nell’acquacoltura e nella maricoltura italiane, partecipa in questi giorni alla manifestazione con attività di divulgazione rivolte soprattutto ai giovani e alle famiglie.
Le 45 ricette più cercate
“Prendersi cura del pesce, dell’uomo e dell’ambiente” è il messaggio scelto dall’associazione per la presenza al Meeting. Il ricettario sarà presentato oggi, domenica 23 agosto, alle 16 nello stand di Confagricoltura, al padiglione A5. L’obiettivo va oltre la semplice raccolta di preparazioni: il volume vuole proporre il pesce allevato in Italia come un alimento sicuro, controllato, tracciabile e facile da utilizzare nella cucina di tutti i giorni. ʼI sapori dell’acquacolturaʼ riunisce le 45 ricette più visualizzate sul sito acquacoltura.org. La selezione segue gli interessi di chi cucina e privilegia preparazioni accessibili, adatte alla quotidianità, con attenzione a salute, gusto e praticità.
Leonardi: “Una scelta consapevole”
Al centro dell’iniziativa c’è anche il rapporto tra produzione nazionale e territori. “Il Made in Italy ittico come scelta consapevole”, spiega il presidente dell’Api, Matteo Leonardi. Per l’associazione, scegliere prodotti provenienti dagli allevamenti italiani significa sostenere le imprese, conoscere l’origine di ciò che arriva in tavola e contribuire a un sistema alimentare più sostenibile.
Leonardi definisce l’acquacoltura, intesa come “agricoltura a mare”, una realtà ancora poco conosciuta ma strategica per il Paese. Il settore, sottolinea, produce proteine di qualità, genera occupazione e valore sia nelle aree costiere sia in quelle interne e può contribuire a ridurre la dipendenza dalle importazioni. Da qui la richiesta di una maggiore attenzione nelle politiche di sviluppo.
In Italia 31 chili di pesce a testa
L’iniziativa punta anche a rafforzare la conoscenza di un comparto nel quale, secondo l’Api, l’Italia può contare su standard elevati di qualità e sicurezza, riconosciuti anche a livello internazionale. Un patrimonio che l’associazione chiede di valorizzare anche attraverso una maggiore consapevolezza dei consumatori.
Il mercato potenziale è rilevante. L’Italia risulta infatti il Paese con il consumo di pesce più alto in Europa, con circa 31 chili all’anno per abitante. Un dato che, nelle intenzioni dell’Api, può diventare una leva per accrescere il peso della produzione nazionale e far conoscere meglio l’origine del pesce che arriva sulle tavole.





