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Tupac Shakur, il processo dopo 30 anni: la prima settimana rivela un caso fragile

domenica, 23 Agosto 2026
1 minuto di lettura

La prima settimana del processo per l’omicidio di Tupac Shakur ha mostrato con chiarezza la difficoltà di ricostruire un delitto avvenuto quasi trent’anni fa. Molti protagonisti sono morti, altri rifiutano di collaborare, e la procura si ritrova a fondare gran parte dell’accusa sulle dichiarazioni dello stesso imputato, Duane “Keffe D” Davis, 63 anni. Davis non è accusato di aver sparato, ma di aver procurato l’arma usata nella sparatoria del 7 settembre 1996 a Las Vegas, in cui Shakur fu colpito mortalmente e Marion “Suge” Knight rimase ferito. Gli altri tre uomini che si ritiene fossero nella Cadillac con lui – tra cui il nipote Orlando “Baby Lane” Anderson – sono tutti deceduti. 

La procura sostiene che Davis abbia raccontato la sua versione dei fatti in numerose occasioni: colloqui con gli investigatori nel 1998, interviste televisive, un documentario BET e soprattutto la sua autobiografia Compton Street Legend. L’ex agente FBI Wade Lee ha testimoniato che Davis iniziò a collaborare dopo un arresto per traffico di droga, fornendo dettagli che oggi costituiscono l’ossatura dell’accusa. Ma la difesa ribatte che quelle confessioni sarebbero esagerazioni, costruite per ottenere attenzione e vendere libri. L’avvocato Michael Sanft ha detto ai giurati che “la storia raccontata dalla procura è fiction”, accusando gli investigatori di non aver mai cercato riscontri quando i sospetti erano ancora vivi. 

Il processo è complicato anche dal contesto criminale dell’epoca: Davis era un leader dei South Side Compton Crips, rivali dei Mob Piru Bloods, la gang legata a Knight. Ex agenti e investigatori hanno ricordato che la cultura delle gang prevedeva un rigido codice del silenzio, simile a quello della mafia. “Non si parlava con la polizia,” ha spiegato l’ex dirigente FBI Chris Swecker. 

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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