L’inverno demografico tra le sfide dei prossimi vent’anni
L’inverno demografico rappresenta una delle principali questioni che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi vent’anni. A sottolinearlo è il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, che in un’intervista al Corriere della Sera richiama l’attenzione soprattutto sulle prospettive previdenziali delle nuove generazioni.
Secondo Fava, il rischio per i giovani di ritrovarsi in futuro con pensioni basse è legato soprattutto a carriere lavorative povere e discontinue. Per questo, sostiene, è necessario un deciso cambio di paradigma: anziché partire sempre dal tema delle pensioni, bisogna intervenire prima di tutto sul lavoro.
“Non bisogna partire dalla previdenza, ma dal lavoro”
“È dal lavoro che parte tutto e si innesca quel circolo virtuoso che serve ai giovani”, spiega il presidente dell’Inps. La sostenibilità del sistema previdenziale, nella sua analisi, passa quindi attraverso tre direttrici principali: occupazione, produttività e contrasto al lavoro sommerso.
In particolare, Fava indica come prioritaria la crescita dell’occupazione giovanile e femminile, considerandola essenziale anche per la tenuta sociale del Paese. L’aumento dei posti di lavoro, però, deve accompagnarsi a una maggiore qualità e regolarità dell’occupazione.
Sommerso, circa 10 miliardi di contributi non versati ogni anno
Tra le priorità dell’Inps c’è per questo il contrasto al sommerso. Secondo quanto riferito da Fava, il lavoro irregolare si traduce ogni anno in circa 10 miliardi di euro di contributi non versati.
Una perdita che pesa sulla sostenibilità del sistema e che rende ancora più importante, secondo il presidente dell’Istituto, favorire un’occupazione stabile, regolare e capace di garantire ai lavoratori carriere contributive adeguate.
La proposta di un terzo pilastro previdenziale
Fava invita inoltre ad avviare una riflessione su un possibile terzo pilastro della previdenza, da affiancare ai due strumenti già esistenti.
Il primo pilastro resta quello della previdenza obbligatoria a ripartizione, cioè il sistema delle pensioni Inps. Il secondo è rappresentato dalla previdenza complementare a capitalizzazione, che tuttavia continua a registrare tassi di adesione ancora bassi, soprattutto tra i più giovani.
Il terzo pilastro, invece, sarebbe ancora tutto da costruire e dovrebbe anch’esso essere fondato sulla capitalizzazione, ma con una caratteristica particolare: partire dal risparmio previdenziale fin dalla nascita.
Un “salvadanaio previdenziale” fin dalla nascita
L’ipotesi illustrata da Fava è quella di creare una sorta di libretto di risparmio, un “salvadanaio previdenziale” intestato alla persona già dalla nascita.
Il capitale potrebbe essere alimentato inizialmente attraverso un contributo dello Stato alla nascita e, successivamente, attraverso versamenti effettuati da genitori e nonni. In questo modo, quando il giovane entrerà nel mercato del lavoro, potrebbe già disporre di una base di risparmio da continuare ad accrescere fino al pensionamento.
“L’Inps è pronta a collaborare”
Per il presidente dell’Inps, un meccanismo di questo tipo potrebbe contribuire a rafforzare la futura copertura previdenziale delle nuove generazioni, soprattutto in un contesto caratterizzato da profondi cambiamenti demografici e del mercato del lavoro.
“L’Inps è pronta a collaborare”, conclude Fava, convinto che la creazione di un terzo pilastro possa rappresentare uno degli strumenti attraverso cui sostenere la previdenza dei giovani nel lungo periodo.





