La siccità non è più soltanto un’emergenza per l’agricoltura. La carenza prolungata di acqua può trasformarsi in una minaccia per l’intera economia, con conseguenze su produzione, occupazione e investimenti anche nei settori non direttamente legati ai campi.
A delineare lo scenario è uno studio del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e del Politecnico di Milano, che ha simulato gli effetti di una siccità prolungata paragonabile a quella registrata tra il 2015 e il 2018, collocandola però in un futuro caratterizzato da temperature globali più alte di due gradi rispetto all’epoca preindustriale.
In Italia perdite fino a 74 miliardi
Per l’Italia l’impatto economico sarebbe particolarmente pesante. Secondo le simulazioni, le perdite potrebbero raggiungere 74 miliardi di euro, mentre sarebbero a rischio quasi 960mila posti di lavoro.
Alla contrazione dell’attività economica si accompagnerebbe inoltre una forte riduzione degli investimenti, con effetti destinati a propagarsi ben oltre i comparti direttamente colpiti dalla scarsità d’acqua.
Il problema assumerebbe dimensioni ancora maggiori su scala europea. Nello scenario analizzato, i danni complessivi potrebbero arrivare a circa 760 miliardi di euro, mentre i posti di lavoro persi supererebbero quota 10 milioni.
Oltre il 60% del territorio italiano in condizioni di siccità
I segnali della crisi, tuttavia, sono già visibili. Oltre il 60% del territorio italiano risulta interessato da condizioni di siccità, con conseguenze che riguardano numerose produzioni agricole.
Tra le colture più esposte figurano mais, riso, ortaggi, uva, olive e frutta, mentre la scarsità d’acqua incide anche sui pascoli. L’agricoltura resta dunque uno dei settori più immediatamente vulnerabili, ma gli effetti economici non si fermano alla produzione alimentare.
Gli effetti possono durare oltre l’emergenza
Lo studio evidenzia infatti come le ripercussioni possano estendersi ad altri comparti. Edilizia e manifattura, in particolare, potrebbero continuare a risentire delle conseguenze della siccità anche dopo la conclusione della fase più acuta dell’emergenza.
La scarsità d’acqua rischia così di innescare una catena di effetti sull’intero sistema economico, riducendo l’attività produttiva, mettendo sotto pressione l’occupazione e frenando la capacità di investimento.
La priorità: investire nella gestione dell’acqua
Di fronte a uno scenario di questo tipo, gli esperti indicano la necessità di passare dalla gestione delle emergenze a interventi strutturali. La priorità è rafforzare la capacità del Paese di conservare e utilizzare in maniera più efficace le risorse idriche disponibili.
Tra gli interventi indicati figurano gli investimenti negli invasi, il recupero delle infrastrutture esistenti, la manutenzione delle reti e una maggiore cura dei corsi d’acqua.






Sempre i soliti problemi che si ripetono perenni per l’incapacità totale di chi ci guida politicamente, senza eccezioni di destra o sinistra, la responsabilità è equamente divisa. I problema siccitù si era già presentato nei decenni passati e tutti distribuivano “soluzioni a piene mani”, poi rimaste vuote, come sempre. Parlabano di ripulire gli alvei montani, di svuotare e ripulire i bacini idrici affinchè potessero contenere molta più acqua, promettevano anche di costruire ulteriori bacini di raccolta in montagna e lungo i corsi dei fiumi per preservare grandi quantità d’acqua per irrigare e bacini di contenimento per eventuali esondazioni qualcuno li ha visti realizzati questi progetti annunciati? e cosa dire d’imporre alle nuove costruzioni l’obbliogo di dotarsi di cisterne, più grandi possibili, per la raccolta delle acque piovane e concedere finanziamenti agevolati a chiunque volesse dotarsi di simili cisterne?. Il clima nel tempo è sempre cambiato ora si tratta di adeguarsi alla nuova realtà.