I Democratici al Congresso si preparano a una nuova iniziativa per limitare i poteri di guerra del presidente Donald Trump, dopo che lunedì ha minacciato di “bombardare senza pietà” l’Oman, alleato strategico degli Stati Uniti nel Golfo Persico. La proposta, annunciata dal senatore Tim Kaine (D‑Virginia), mira a impedire che l’amministrazione possa intraprendere azioni militari senza l’autorizzazione del Congresso. “Gli Stati Uniti hanno una solida relazione diplomatica e un accordo di libero scambio con l’Oman”, ha dichiarato Kaine, aggiungendo che le minacce di Trump “favoriscono veri avversari come Russia e Cina”.
Il deputato Ro Khanna (D‑California) ha ironizzato: “A questo punto potremmo dover presentare risoluzioni sui poteri di guerra anche per gli altri 192 Paesi”. Ma dietro la battuta si nasconde la crescente preoccupazione per la linea aggressiva della Casa Bianca. La portavoce Anna Kelly ha replicato con fermezza: “Solo il presidente Trump ha avuto il coraggio di affrontare di petto la minaccia di un Iran nucleare. L’amministrazione è stata completamente trasparente con il Congresso, fornendo oltre trenta briefing bipartisan da febbraio”.
La tensione nasce dalle parole pronunciate da Trump in un’intervista a Fox News: “Se l’Oman si mette di mezzo alla riapertura dello Stretto di Hormuz, li bombarderemo senza pietà”. Interrogato dai giornalisti, il presidente ha rincarato: “Non credo che si siano comportati molto bene, ma li gestiremmo facilmente”. L’Oman, tradizionale mediatore tra Washington e Teheran, si trova ora al centro di un delicato equilibrio diplomatico. La minaccia di Trump, arrivata mentre il Paese tenta di facilitare un accordo per porre fine alla guerra tra Stati Uniti e Iran, ha riacceso il dibattito sui limiti del potere presidenziale in materia di guerra.





