La guerra tra Russia e Ucraina rischia di estendersi sempre più alle rotte commerciali. Vladimir Putin ha minacciato di sequestrare navi europee in risposta ai fermi dei mercantili legati alla “flotta ombra” con cui Mosca continua a esportare petrolio aggirando le sanzioni occidentali. L’avvertimento è arrivato poche ore dopo il pesante attacco ucraino contro Novorossiysk, principale base rimasta alla Flotta russa del Mar Nero e uno dei maggiori porti commerciali del Paese. A bordo dell’incrociatore Varyag, nell’Estremo Oriente russo, Putin ha definito i sequestri occidentali “pirateria e rapina” e annunciato una risposta “adeguata”, con azioni analoghe “in qualsiasi area” Mosca ritenga necessario. Dall’inizio del 2026 in Europa sono state sequestrate nove petroliere sospettate di appartenere alla flotta ombra russa: quattro dalla Francia, mentre il 14 giugno forze britanniche hanno abbordato nel Canale della Manica una nave sottoposta a sanzioni.
A giugno l’Ue ha inoltre autorizzato le proprie unità militari nel Mediterraneo a fermare e ispezionare imbarcazioni sospettate di trasportare petrolio russo eludendo le restrizioni. A trasformare la minaccia politica in un avvertimento operativo è stato il comandante della Flotta russa del Pacifico Viktor Liina: anche i Paesi occidentali, ha sostenuto, utilizzano navi registrate sotto bandiere di comodo e le forze russe sono pronte a “ispezionare e trattenere” quelle dei Paesi considerati ostili.
Mosca ha inoltre cominciato a utilizzare unità militari per proteggere parte del proprio traffico commerciale. Ancora più esplicito Dmitry Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza: la Russia, ha scritto, avrebbe il diritto di “attaccare qualsiasi nave mercantile di Paesi nemici”, anche in acque neutrali, qualora sospettata di trasportare merci destinate all’avversario. Le operazioni russe, ha aggiunto, potrebbero estendersi “ben oltre il bacino del Mar Nero”.
Il raid su Novorossiysk
La tensione marittima è esplosa mentre Kiev portava uno dei più importanti attacchi contro Novorossiysk. Volodymyr Zelensky ha rivendicato una “operazione straordinaria” contro quella che ha definito “l’ultima grande roccaforte della flotta russa nel Mar Nero”, oltre 300 chilometri dalla linea del fronte. Secondo il presidente ucraino, droni Palianytsia, missili Neptune e mezzi navali senza pilota hanno colpito difese aeree, banchine e infrastrutture portuali. Mosca sostiene invece che siano state colpite anche aree civili.
Il governatore del Krasnodar Veniamin Kondratyev ha riferito di almeno due morti, tra cui un bambino di otto anni; il Comitato investigativo russo ha aperto un procedimento per “atto terroristico”. Il sindaco Andrei Kravchenko ha segnalato danni a oltre venti edifici residenziali, quattro imprese e alla rete idrica cittadina.
Grano e petrolio
L’attacco ha colpito anche uno dei principali nodi dell’export mondiale di cereali. Due grandi terminal, il Novorossiysk Grain Terminal e l’NKHP, hanno sospeso le operazioni; quest’ultimo ha una capacità di esportazione di 7,1 milioni di tonnellate l’anno. I prezzi del grano sono saliti di oltre il 3%, oltre 6,50 dollari per bushel. Novorossiysk ospita anche il terminal del Caspian Pipeline Consortium, attraverso cui arriva sui mercati il petrolio kazako e nel quale partecipano Chevron ed ExxonMobil. Secondo il Financial Times, il vicepresidente americano JD Vance aveva chiesto il 31 luglio a Zelensky di interrompere gli attacchi contro le petroliere che utilizzano il CPC, preoccupato per le ripercussioni sul mercato energetico.
Kiev ha accettato di non colpire l’infrastruttura e le navi non russe che trasportano greggio kazako, ma non ha esteso l’intesa agli obiettivi militari e alle altre infrastrutture russe di Novorossiysk. La pressione ucraina continua anche sull’industria petrolifera. Dopo il raid contro la raffineria di Orsk, capace di lavorare circa sei milioni di tonnellate l’anno, la regione di Orenburg ha introdotto restrizioni alla vendita di carburante, con limiti agli acquisti, divieto di riempire taniche e un sistema di distribuzione alternata in base alle targhe.





