Dopo quattro anni di detenzione in Russia, l’ex marine statunitense Robert Gilman, 32 anni, è stato liberato martedì grazie a una grazia concessa da Vladimir Putin per motivi umanitari. Gilman, malato e in condizioni critiche, è stato trasferito su un aereo del Dipartimento di Stato diretto a Washington, dove riceverà cure mediche. La Casa Bianca e il Dipartimento di Stato avevano sollecitato Mosca a rilasciarlo, definendo il gesto “un atto di buona volontà”. A bordo del volo, oltre a quattro medici, c’era anche la madre di Gilman, Nina, che lo accompagnerà fino al centro di riabilitazione di San Antonio, Texas. Gilman era detenuto nella prigione di Voronezh, 550 chilometri a sud di Mosca.
Secondo Eric Lebson, di Global Reach, il militare era stato trasferito a fine giugno dal carcere a un ospedale civile in stato catatonico, diagnosticato come “stupor dissociativo”. Martedì, un funzionario statunitense ha riferito che Gilman “camminava e parlava” e sembrava “in buone condizioni”. Il rilascio è arrivato dopo intense negoziazioni tra Washington e Mosca nel fine settimana. Gli Stati Uniti non hanno effettuato alcuno scambio di prigionieri. “È un gesto di buona volontà”, ha dichiarato un funzionario americano. Secondo fonti diplomatiche, il consigliere russo Yuri Ushakov aveva informato i collaboratori di Trump che Putin avrebbe firmato il decreto di grazia, citando “l’amicizia personale” tra i due leader.
Gilman era stato arrestato nel gennaio 2022 mentre viaggiava in treno, accusato di aver preso a calci un agente di polizia in stato di ebbrezza. I media russi avevano parlato di “aggressione”, ma il padre del giovane, Vladimir Gilman, emigrato in Massachusetts, ha sempre sostenuto l’innocenza del figlio. L’agente, illeso, aveva ritirato le accuse e non aveva presentato prove al processo. Per la famiglia Gilman, la liberazione segna la fine di un incubo durato più di quattro anni.





