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Export, l’Italia accelera: +9,8% a giugno. Germania motore delle vendite

martedì, 11 Agosto 2026
3 minuti di lettura

L’export italiano accelera a giugno, sostenuto soprattutto dagli scambi con i partner europei e da comparti come metallurgia, prodotti petroliferi, mezzi di trasporto e auto. Il quadro tracciato dall’Istat mostra però anche una crescita ancora più marcata delle importazioni e un peggioramento del deficit energetico, che riduce l’avanzo commerciale mensile. Nel complesso, il primo semestre del 2026 conserva comunque un saldo positivo superiore a quello registrato nello stesso periodo dello scorso anno.

Export +1,6% in un mese

A giugno le esportazioni sono salite dell’1,6% rispetto a maggio, mentre le importazioni hanno segnato un +1,2%. Dietro il dato complessivo dell’export emergono però due direzioni opposte: le vendite verso i Paesi dell’Unione europea hanno guadagnato il 6,7%, quelle destinate ai mercati extra Ue hanno perso il 3,6%. Nel secondo trimestre, rispetto ai primi tre mesi dell’anno, le merci italiane vendute all’estero hanno registrato un incremento del 2,2%, a fronte del +5,4% degli acquisti oltreconfine. Il confronto con giugno 2025 restituisce numeri ancora più consistenti. Il valore dell’export è aumentato del 9,8%, con un progresso dei volumi del 5,1%. La componente Ue ha messo a segno un +15,1%, mentre quella extra Ue si è fermata al +4,1%. Sul versante opposto, le importazioni hanno raggiunto il +13,2% in valore e il +2,8% in volume: gli acquisti dai Paesi extra Ue sono balzati del 18,7%, quelli dall’Unione del 9,1%.

Metalli e petroliferi guidano la crescita

Quasi tutti i settori hanno contribuito al risultato delle esportazioni. In prima fila figurano i metalli di base e i prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, con un aumento annuo del 25,8%. Ancora più elevata la variazione di coke e prodotti petroliferi raffinati, pari al 45,1%. I mezzi di trasporto diversi dagli autoveicoli hanno segnato +13,3%, le auto +17%. Unica eccezione tra i comparti indicati dall’Istat, i mobili, arretrati del 2,2%. Alcuni esempi aiutano a leggere questi numeri. Tra i beni intermedi rientrano prodotti chimici, metalli, apparecchi elettrici, legno e tessuti; tra quelli strumentali figurano invece macchine, motori, strumenti di misurazione e autoveicoli.

I beni di consumo durevoli comprendono, tra gli altri, mobili, motocicli ed elettrodomestici, mentre tra i non durevoli trovano posto alimentari, bevande, alcuni prodotti tessili e farmaceutici.
Nel confronto mensile i beni strumentali hanno registrato +5,7%, i consumi durevoli +3,7% e quelli non durevoli +1,1%. In calo, invece, le esportazioni di energia, scese dell’11,1%, e quelle di beni intermedi, diminuite dello 0,5%. Sul fronte delle importazioni, i beni di consumo non durevoli hanno segnato +7,5% e gli intermedi +3,2%, mentre energia e beni strumentali hanno perso rispettivamente il 9,7% e lo 0,9%.

Germania primo motore

La geografia dell’export premia soprattutto la Germania. Le vendite italiane sul mercato tedesco hanno registrato un +22,9% annuo, il contributo positivo più elevato alla crescita complessiva. Seguono Francia con +6,8%, Paesi Bassi con +22,4%, Svizzera con +10,5% e Spagna con +9,4%. Il Regno Unito si muove invece in controtendenza, con una flessione dell’8,5%. Il dato tedesco richiede però una precisazione: una parte rilevante dell’incremento deriva dalle vendite della cantieristica navale. Senza i mezzi di navigazione marittima, la crescita dell’export verso la Germania sarebbe stata del 5,4%. Anche il risultato complessivo italiano risente di operazioni di questo tipo: esclusa la cantieristica a maggiore impatto, l’aumento mensile delle esportazioni sarebbe stato dello 0,5% anziché dell’1,6%, mentre quello annuo si sarebbe attestato all’8,7% anziché al 9,8%.

L’analisi per prodotto offre altri esempi. Le maggiori vendite di mezzi di trasporto, auto escluse, verso la Germania hanno fornito da sole 2 punti percentuali alla crescita tendenziale dell’export. I metalli diretti in Svizzera hanno aggiunto 1,6 punti. Sul fronte degli acquisti, invece, l’aumento delle importazioni di petrolio greggio dai Paesi Opec e dagli Stati Uniti ha spiegato 2 punti percentuali della crescita complessiva. Hanno inciso anche gli autoveicoli provenienti dalla Cina e i metalli acquistati dalla Germania, entrambi per 0,5 punti.

Il conto dell’energia riduce l’avanzo

La bilancia commerciale resta in attivo, ma il margine si restringe. A giugno il saldo è stato positivo per 4,232 miliardi di euro, contro i 5,384 miliardi dello stesso mese del 2025. A incidere è soprattutto l’energia: il deficit del comparto ha raggiunto 5,002 miliardi, rispetto ai 3,922 miliardi di un anno prima. L’avanzo dei prodotti non energetici si è invece attestato a 9,234 miliardi, sostanzialmente vicino ai 9,306 miliardi di giugno 2025.

Il quadro dei primi sei mesi appare più favorevole. Tra gennaio e giugno le esportazioni hanno guadagnato il 4,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, poco più delle importazioni, salite del 4,3%. L’avanzo commerciale ha così raggiunto 24,5 miliardi di euro, sopra i 22,8 miliardi del primo semestre dello scorso anno. A sostenere le vendite sono stati soprattutto metalli e prodotti in metallo, con +28,9%, coke e prodotti petroliferi raffinati, +23,3%, e autoveicoli, +8,3%.

Prezzi all’import in calo sul mese

Un segnale diverso arriva dai prezzi delle merci acquistate all’estero. A giugno sono diminuiti dell’1,3% rispetto a maggio, ma restano superiori del 4,9% su base annua. Il ritmo ha rallentato rispetto al +6,5% registrato a maggio. Nel secondo trimestre, tuttavia, il livello dei prezzi all’importazione ha segnato un +5% rispetto ai primi tre mesi dell’anno. La componente energetica spiega buona parte delle oscillazioni. A giugno i relativi prezzi sono scesi dell’8,4% sul mese, pur risultando superiori del 20,5% rispetto a un anno prima. Per i beni intermedi l’aumento annuo è stato del 6,7%, mentre quelli di consumo hanno mostrato una flessione dell’1,5%. Al netto dell’energia, il rincaro complessivo si è limitato al 2,4%.

Nel manifatturiero spicca il costo dei prodotti petroliferi raffinati: rispetto a giugno 2025 i prezzi all’import sono aumentati del 33,9% nell’area euro e del 13,5% in quella non euro. Rialzi anche per metallurgia e prodotti in metallo, rispettivamente +11,4% e +12,8%, e per la chimica, +9,5% e +7,3%. In calo, tra gli altri, alimentari, bevande e tabacco dall’area euro (-3,8%) e mezzi di trasporto dall’area non euro (-3,1%).

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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