Mentre il sindaco di New York, Zohran Mamdani, spinge per nuove misure fiscali sulle seconde case dei più abbienti, un fronte inatteso si sta aprendo dall’altra parte della città: centinaia di residenti di condomini e cooperative sostengono di aver pagato milioni di dollari in tasse immobiliari non dovute, e ora faticano a ottenere i rimborsi. Il nodo è la metratura degli edifici, parametro centrale nella complessa formula con cui New York calcola le imposte. In molti casi, la superficie registrata dal Dipartimento delle Finanze sarebbe stata gonfiata per decenni, con conseguente sovrattassazione. Durante lavori di ristrutturazione, il consiglio dell’edificio ha incaricato un architetto di verificare la metratura: il risultato ha mostrato una discrepanza del 22% rispetto ai dati ufficiali.
Nel 2023 il condominio ha presentato una Segnalazione di Errore di Trascrizione, ottenendo la correzione della superficie da 119.228 a 93.759 piedi quadrati. Ma la città ha respinto la richiesta di rimborso per i sei anni precedenti, il massimo consentito. Situazione simile nell’Upper East Side, dove Andrew Cavagnaro denuncia che la metratura del suo edificio era sovrastimata di oltre 10.000 piedi quadrati. Anche qui la correzione è arrivata, ma il rimborso si è fermato a soli due anni. “Hanno stabilito delle regole, noi le seguiamo. Ma loro non rispettano le proprie linee guida”, afferma. Secondo Stan Russo, consulente fiscale immobiliare, il problema è sistemico: “Credo che il 70% dei condomini e delle cooperative abbia una metratura sovrastimata”. E aggiunge che la città sta rendendo sempre più difficile ottenere rimborsi o crediti futuri. Nel 2023, infatti, New York ha ridotto da sei a tre anni il periodo utile per richiedere un rimborso. “Semplicemente non rimborsano più nulla”, sostiene Russo. L’ufficio del sindaco Mamdani è rimasto silente.




