La crisi alluvionale nello stato indiano dell’Assam resta drammatica. Lunedì, le autorità hanno confermato che il bilancio delle vittime è salito a 100 morti, dopo che altre due persone sono decedute durante la notte. Diversi fiumi, tra cui il gigantesco Brahmaputra, rimangono sopra i livelli di guardia, alimentando il timore di nuove inondazioni nelle aree già devastate dalle piogge monsoniche. Il Brahmaputra, uno dei fiumi più vasti dell’Asia, ha travolto villaggi, spazzato via case e costretto quasi 300.000 persone a rifugiarsi nei campi profughi gestiti dal governo. Le inondazioni, iniziate il mese scorso, hanno provocato lo sfollamento di oltre 700.000 residenti, sommerso terreni agricoli e danneggiato infrastrutture cruciali.
Sebbene in alcune zone le acque si stiano ritirando, 49.000 persone restano ospitate in 125 campi di emergenza, mentre le autorità continuano le operazioni di soccorso e la valutazione dei danni. Il ritorno nelle case è spesso traumatico: molte abitazioni sono sepolte sotto 60–90 centimetri di limo, rendendo la ricostruzione un’impresa quasi impossibile. A Nazira, nel distretto di Sivasagar, uno dei più colpiti, il commerciante Farukuddin Ahmed, 47 anni, racconta che interi villaggi sono stati cancellati. A Nepali Khuti, dove vivevano circa 100 famiglie, “sono rimaste solo poche case, le altre sono state spazzate via dalla furia delle acque”.
La perdita del bestiame da latte, principale fonte di reddito, ha inflitto un colpo durissimo alle comunità rurali, aggravando il rischio di malattie e insicurezza alimentare. Gli aiuti stanno arrivando: lamiere per tetti, materiali edili, generi di prima necessità. Il ministro dell’Agricoltura e dell’Irrigazione dell’Assam, Pijush Hazarika, ha dichiarato che la valutazione dei danni sarà completata “al più presto” e che 50.000 persone hanno già ricevuto un risarcimento provvisorio.





