Si intensifica lo scambio di attacchi a lunga distanza tra Russia e Ucraina. Almeno 13 persone, tra cui un bambino, sono morte e 39 sono rimaste ferite in un massiccio raid di droni ucraini su Nizhnekamsk, nella repubblica russa del Tatarstan, circa 800 chilometri a est di Mosca.
Secondo le autorità locali, sono stati colpiti siti industriali e aree civili della città, uno dei principali poli energetici della Russia, dove sorgono una grande raffineria e importanti impianti petrolchimici. Il bilancio resta in aggiornamento.
Il ministero della Difesa russo sostiene di aver intercettato e distrutto nella notte 456 droni ucraini in numerose regioni del Paese e nella Crimea occupata. L’attacco a Nizhnekamsk rappresenta uno dei più sanguinosi condotti da Kiev in territorio russo dall’inizio della guerra e si inserisce nella campagna contro raffinerie, depositi e infrastrutture energetiche utilizzate da Mosca.
Cinque morti nella regione di Kharkiv
Anche l’Ucraina continua però a essere investita dai bombardamenti russi. Cinque civili sono stati uccisi nel villaggio di Bugaivka, nel distretto di Chuhuiv, nella regione di Kharkiv. Secondo la procura regionale, l’artiglieria russa ha colpito massicciamente una zona residenziale, distruggendo diverse abitazioni.
Nella notte Mosca ha inoltre attaccato Odessa: almeno 14 persone sono rimaste ferite e diversi edifici residenziali sono stati danneggiati. A Sumy cinque persone sono state ferite in una serie di bombardamenti aerei che hanno colpito abitazioni e infrastrutture. La nuova ondata segue i pesanti attacchi degli ultimi giorni contro le principali città ucraine, mentre Kiev denuncia una crescente difficoltà nel contrastare i missili balistici russi.
Il nodo dei Patriot
Resta centrale il problema delle difese antiaeree. Secondo The Atlantic, Raytheon e Lockheed Martin sarebbero riluttanti a concedere all’Ucraina le licenze per produrre gli intercettori Patriot. Ufficialmente le preoccupazioni riguarderebbero proprietà intellettuale e trasferimento di tecnologia, ma una fonte repubblicana al Congresso sostiene che le aziende temano che Kiev possa migliorare il sistema e produrre missili più rapidamente e a costi inferiori.
Washington continua comunque a discutere con Kiev la produzione su licenza dei Patriot, eventualmente affidando all’Ucraina parte della componentistica e completando l’assemblaggio in Europa. Il processo richiederebbe però almeno mesi e probabilmente anni, mentre le scorte ucraine restano sotto pressione.
Sul fronte diplomatico, Zelensky continua a chiedere nuovi contatti per rilanciare il negoziato, ma le trattative restano sostanzialmente ferme. Mosca, che nelle ultime settimane ha criticato Washington per il contemporaneo ruolo di mediatore e fornitore di armi a Kiev, non mostra per ora segnali di una rapida conclusione del conflitto.





