«Franco Califano è stato, senza se e senza ma, una vittima della giustizia»: lo afferma l’avvocato Marco Mastracci, fondatore insieme ad Antonello Mazzeo della Fondazione Franco Califano e legale del Maestro negli ultimi vent’anni della sua vita, commentando il riconoscimento emerso in questi giorni.
Califano, ricorda Mastracci, conobbe il carcere da innocente per due volte: la prima all’inizio degli anni Settanta, con l’accusa di detenzione di stupefacenti, poi caduta con un’assoluzione con formula piena; la seconda nel 1984, quando fu travolto dallo stesso filone giudiziario che colpì Enzo Tortora sulla base delle dichiarazioni di un pentito poi rivelatesi infondate, e nuovamente assolto da ogni addebito. Ne uscì con la fedina penale immacolata, ma con la vita segnata per sempre.
«Siamo di fronte a un riconoscimento che arriva tardi, ma che restituisce verità a una vicenda umana e giudiziaria che il Maestro ha portato con sé fino alla fine», sottolinea Mastracci, che richiama la sofferenza inflitta dagli anni della detenzione ingiusta, dallo stigma pubblico e dal sospetto rimasto addosso a Califano anche dopo le assoluzioni. A pesare, aggiunge, è stato soprattutto il silenzio dello Stato italiano, che non gli ha mai rivolto una parola di scuse, né in vita né dopo la sua scomparsa, senza alcun atto di riparazione morale.
In questo silenzio, osserva Mastracci, si è finalmente levata una voce istituzionale: in occasione della recente approvazione da parte della Camera dei Deputati della proposta di legge che istituisce la Giornata nazionale dedicata a Enzo Tortora e alle vittime degli errori giudiziari, l’onorevole Maurizio Lupi ha espresso la propria vicinanza anche a Califano, riconoscendolo tra le vittime della giustizia. «È il primo gesto, da parte di un rappresentante delle istituzioni, che restituisce al Maestro la dignità che gli spetta», afferma il fondatore della Fondazione, che rivolge a Lupi la propria gratitudine.
La Fondazione Franco Califano auspica ora che il Senato approvi in via definitiva la legge sulla Giornata del 17 giugno e che in quella ricorrenza il nome di Califano trovi posto accanto a quello di Tortora e di tutti gli innocenti che hanno pagato con la libertà, la reputazione e la salute gli errori della giustizia. «Franco Califano non ha mai chiesto vendetta, ha chiesto verità – conclude Mastracci -. Oggi quella verità comincia a farsi strada, ed è dovere di tutti noi accompagnarla fino in fondo»





