La Federazione Cimo-Fesmed ha deciso di abbandonare il tavolo della trattativa per il rinnovo del contratto della dirigenza medica e sanitaria, denunciando una “palese incongruenza” tra le risorse previste dalla legge di Bilancio 2026 e quelle riportate nell’atto di indirizzo relativo al contratto, con particolare riferimento ai fondi destinati all’incremento dell’indennità di specificità medica e sanitaria.
Soldi che mancano all’appello
Secondo il presidente della Federazione, Guido Quici, “mancano all’appello 50 milioni di euro destinati ai medici e 5,5 milioni per il personale sanitario”. Una situazione che, secondo Cimo-Fesmed, rende inaccettabile la proposta economica attualmente sul tavolo, che prevede un incremento complessivo a regime di 393 euro pro capite, di cui soltanto 230 euro mensili destinati allo stipendio tabellare.
Fondi dirottati
La Federazione contesta inoltre la scelta di destinare parte delle risorse contrattuali all’adeguamento della retribuzione delle giornate di ferie in applicazione dell’articolo 7, comma 1, della Direttiva europea 2003/88 e della recente sentenza della Corte di Cassazione n. 6282 del 2025. Per Cimo-Fesmed, tale adeguamento dovrebbe essere finanziato con risorse aggiuntive e non incidere sui fondi destinati al rinnovo contrattuale.
Incertezza sulla distribuzione dei fondi
Tra le criticità evidenziate figurano anche le incertezze sulla distribuzione delle restanti risorse economiche e l’assenza di aperture sul riconoscimento economico dei dirigenti titolari di incarico professionale con oltre dieci anni di attività.
La richiesta di chiarimenti
Per queste ragioni, la Federazione ritiene che la proposta contrattuale debba essere profondamente rivista, anche alla luce dei chiarimenti richiesti sull’effettiva disponibilità delle risorse previste e sugli aspetti normativi contenuti nella bozza di contratto.
Ripresa di trattative in autunno
Restano infine aperti alcuni nodi ritenuti fondamentali, sui quali Cimo-Fesmed chiede un confronto approfondito alla ripresa delle trattative in autunno. Tra questi, la disciplina della libera professione, la definizione di criteri che garantiscano una maggioranza nelle trattative decentrate, la costruzione di percorsi chiari di sviluppo professionale e progressione di carriera, oltre al rafforzamento della formazione.





