La guerra tra Stati Uniti e Iran si è estesa ieri alle monarchie del Golfo. Teheran ha sospeso gli impegni previsti dal memorandum con Washington e, almeno per ora, il percorso negoziale. Dopo la settima notte consecutiva di raid americani, ha lanciato missili e droni contro installazioni militari e infrastrutture in Kuwait, Bahrein, Giordania, Qatar e Arabia Saudita.
Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha accusato gli Stati Uniti di avere “violato completamente” l’intesa con le loro “mosse aggressive”. “Al momento non ci sono notizie di colloqui e la politica dell’Iran è difendere fermamente il Paese”, ha dichiarato. “Stavamo negoziando, ma gli americani hanno violato completamente il memorandum. Se sono saggi, dovrebbero trovare altre soluzioni”. Il Centcom ha riferito di avere impiegato caccia, droni e navi da guerra contro siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche, capacità navali e depositi sotterranei di armi.
Secondo Teheran, i bombardamenti hanno colpito almeno 95 località nel Khuzestan e diverse aree di Hormozgan, Bushehr, Yazd e Lorestan. A Jask sono state centrate infrastrutture elettriche e pompe di desalinizzazione; la distruzione della stazione di pompaggio e del trasformatore dell’impianto di Bonj ha lasciato senza acqua 10 mila abitanti di venti villaggi. In Hormozgan sono morti almeno sette civili, tra cui una donna, e un bambino di un anno è rimasto ferito. Il bilancio degli attacchi statunitensi dal 6 luglio è di almeno 50 morti e 500 feriti, secondo il ministero della Salute iraniano.
La rappresaglia iraniana
Le Guardie Rivoluzionarie hanno annunciato di avere fermato quattro navi nello Stretto di Hormuz, dichiarato “completamente chiuso”. Il Centcom ha smentito che due petroliere siano esplose dopo avere urtato mine, mentre Teheran ha proposto pedaggi per il transito, destinati formalmente ai costi ambientali e di sicurezza. I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro le basi di Arifjan e Ali al-Salem in Kuwait, Sheikh Isa in Bahrein e Al-Azraq in Giordania, sostenendo di avere distrutto due caccia e ucciso diversi militari americani, senza conferme del Pentagono.
La Cbs ha però riferito del ferimento di alcuni soldati Usa in Giordania. “I Paesi che ospitano le forze americane siano pronti a ricevere una risposta adeguata”, hanno avvertito i Guardiani. Amman ha annunciato di avere intercettato dieci missili iraniani; un altro vettore sarebbe stato lanciato contro una base Usa in Arabia Saudita.
In Kuwait sono state danneggiate due centrali elettriche e di desalinizzazione e un impianto petrolifero, con feriti tra vigili del fuoco e lavoratori e la temporanea sospensione dei voli a Kuwait City. L’emirato ha denunciato “un approccio aggressivo sistematico” e si è riservato “tutte le misure necessarie” per difendersi. Il Consiglio di cooperazione del Golfo ha parlato di “crimini di guerra”.
Teheran guarda a Mosca
Sul piano politico, la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei non apparirà in pubblico fino alla fine della guerra, secondo fonti iraniane. Il suo primo contatto internazionale potrebbe essere con Vladimir Putin: una fonte citata dalla Tass ha definito la Russia “un Paese a noi vicino” e il presidente russo “un caro amico della Repubblica islamica”. Washington continua intanto a rafforzare il proprio dispositivo regionale. Il Centcom ha ricordato che oltre 50 mila militari americani sono dispiegati in Medio Oriente, mentre l’amministrazione Trump avrebbe inviato decine di aerei cisterna in Israele, una mossa che potrebbe preparare un ampliamento delle operazioni aeree.
Il Dipartimento di Stato ha inoltre invitato i cittadini americani a riconsiderare i viaggi nella regione, avvertendo del rischio di “un’escalation imprevista”. Sul fronte libanese, un soldato è morto e altri due militari sono rimasti feriti nell’esplosione di un oggetto all’interno di un veicolo nel sud del Paese. Il presidente Joseph Aoun è partito per Washington, dove incontrerà Donald Trump per discutere del cessate il fuoco e del ritiro israeliano dai territori libanesi occupati.





