Oltre 200 ricercatori ed economisti, tra cui 15 premi Nobel e figure di primo piano di OpenAI, Anthropic e Google, hanno lanciato un appello urgente ai governi e ai leader tecnologici: servono nuove politiche e nuove istituzioni per affrontare l’impatto economico dell’intelligenza artificiale. La dichiarazione congiunta, pubblicata lunedì, avverte che l’IA potrebbe scatenare una trasformazione più vasta della Rivoluzione Industriale, ma in un arco temporale “notevolmente più breve”, con conseguenze profonde per lavoratori, imprese e sistemi pubblici.
Gli autori chiedono una ricerca più strutturata sugli effetti economici dell’IA e l’avvio immediato di politiche capaci di gestire rischi come la perdita massiva di posti di lavoro, la concentrazione del potere economico e l’impatto sulle disuguaglianze. “Il vapore, l’elettricità e i computer hanno dato alle società decenni per adattarsi. L’IA potrebbe darci solo pochi anni”, ha dichiarato Anton Korinek, professore all’Università della Virginia e da marzo membro del team economico di Anthropic. Korinek, insieme agli economisti Erik Brynjolfsson, Ajay Agrawal e Tom Cunningham, ha coordinato l’iniziativa. Tra i firmatari figurano nomi di peso dell’industria tecnologica: Sarah Friar, direttrice finanziaria di OpenAI; Jeff Dean, chief scientist di Google DeepMind; Jack Clark, co‑fondatore di Anthropic; e diversi membri del team economico di Claude, il modello sviluppato da Anthropic.
Sul fronte accademico, la dichiarazione ha raccolto l’adesione di economisti di fama mondiale, tra cui i premi Nobel Michael Spence, Daron Acemoglu e Simon Johnson, da anni impegnati nello studio del rapporto tra tecnologia, produttività e mercato del lavoro. Il documento non propone soluzioni immediate, ma indica una direzione: creare istituzioni capaci di monitorare l’evoluzione dell’IA, valutare i suoi effetti economici e garantire che i benefici siano distribuiti in modo equo.





