Washington ha condotto nella notte un’altra ondata di attacchi aerei e missilistici contro il territorio iraniano, mentre Teheran ha risposto colpendo le strutture militari americane ospitate nei Paesi del Golfo. Il portavoce del governo iraniano ha riferito che più di 30 persone sono state uccise nei bombardamenti statunitensi degli ultimi giorni. Il ministero della Salute ha inoltre contato almeno 260 feriti nell’ultima serie di raid.
Le operazioni americane, iniziate nella serata di ieri e terminate intorno alle 4 del mattino, hanno interessato soprattutto le province meridionali. L’esercito iraniano ha denunciato il lancio di 13 missili contro una caserma nei pressi di Iranshahr, nel sud-est del Paese, dove sarebbero morti sette militari. Colpita per la seconda volta anche la torre di avvistamento navale di Chabahar, utilizzata, secondo Teheran, per le operazioni di soccorso marittimo. La televisione di Stato ha riferito inoltre di un attacco contro un silo per lo stoccaggio del grano a Hoveyzeh, nel Khuzestan.
Chiuso lo Stretto
I Pasdaran hanno annunciato che lo Stretto di Hormuz resterà chiuso “fino alla fine degli atti di aggressione degli Stati Uniti”. Washington ha contemporaneamente ripristinato il blocco navale dei porti iraniani. Le operazioni militari e gli attacchi contro le navi hanno paralizzato anche Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, uno dei maggiori hub petroliferi della regione e principale terminale del Golfo situato fuori dallo Stretto. Ieri, nelle sue acque, erano state colpite due petroliere.
La chiusura della rotta, attraversata da una quota essenziale delle esportazioni mondiali di petrolio e gas, rischia di interrompere ulteriormente i traffici energetici e commerciali. Nelle stesse ore è stata confermata la morte di un marinaio indiano disperso dopo l’attacco alla nave commerciale Gfs Galaxy al largo dell’Oman.
La rappresaglia iraniana
Teheran ha rivendicato attacchi contro obiettivi statunitensi in Bahrein, Kuwait e Giordania, indicati come rappresaglia contro i Paesi che ospitano le basi americane. I Pasdaran sostengono di aver colpito centri di comando, depositi di carburante e strutture della Quinta Flotta Usa in Bahrein. Le autorità locali hanno riferito di aver intercettato e distrutto diversi vettori iraniani.
In Kuwait sono stati abbattuti droni d’attacco, mentre i Guardiani della rivoluzione hanno rivendicato un’incursione contro una struttura americana nel porto di Abdullah. L’esercito giordano ha invece dichiarato di aver intercettato tre missili iraniani entrati nello spazio aereo nazionale. Secondo l’agenzia Irna, Teheran avrebbe preso di mira anche la base di Al-Azraq, utilizzata dagli Stati Uniti.
Donald Trump ha intanto minacciato di allargare ulteriormente l’offensiva. “La prossima settimana toccherà alle centrali elettriche e ai ponti”, ha dichiarato a Fox News, aggiungendo che gli attacchi saranno evitati soltanto se l’Iran accetterà di negoziare su Hormuz. Il presidente americano non ha escluso neppure l’impiego di truppe di terra: “Se sarà necessario, condurremo una campagna”.





