Il fragile equilibrio della tregua yemenita torna a vacillare dopo che il movimento Houthi, che controlla il nord del Paese, ha accusato l’Arabia Saudita di aver condotto attacchi aerei contro l’aeroporto internazionale di Sana’a. Il portavoce militare Yahya Saree ha definito i raid “un’aggressione sfacciata”, sostenendo che segnano la fine della de‑escalation e promettendo ritorsioni contro il regno. La risposta del governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, sostenuto da Riyadh, non si è fatta attendere: l’Autorità per l’aviazione civile ha ordinato la chiusura di tutti gli aeroporti del Paese, mentre il ministero della Difesa ha confermato di aver preso di mira la pista di Sana’a per impedire l’atterraggio di un aereo iraniano.
L’aereo, secondo fonti militari, sarebbe poi atterrato senza problemi a Hodeidah, scalo controllato dagli Houthi. Lo Yemen vive da oltre un decennio una guerra civile che ha coinvolto potenze regionali e attori per procura. Dal 2014, quando gli Houthi hanno conquistato Sana’a costringendo il governo a rifugiarsi ad Aden, il Paese è diventato teatro di uno dei conflitti più complessi del Medio Oriente. La tregua del 2022 aveva ridotto significativamente le ostilità, nonostante l’escalation regionale legata alla guerra tra Israele e Gaza e alle tensioni tra Iran e Stati Uniti.
Negli ultimi mesi, tuttavia, la situazione è tornata a deteriorarsi. Un movimento separatista sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti ha conquistato nuovi territori nel sud, frammentando ulteriormente la coalizione anti‑Houthi. Intanto, il governo yemenita accusa il gruppo filo‑iraniano di trattenere un aereo del Comitato Internazionale della Croce Rossa all’aeroporto di Sana’a, con pilota e copilota in ostaggio.





