La Corte d’Appello di Parigi si pronuncerà martedì sul caso di appropriazione indebita che coinvolge Marine Le Pen, una decisione che potrebbe determinare se la leader del Rassemblement National potrà partecipare alle elezioni presidenziali del 2027.
Le Pen, 57 anni, ha impugnato la condanna del marzo 2025, che l’ha riconosciuta colpevole di aver utilizzato impropriamente fondi del Parlamento europeo per pagare personale del partito con denaro destinato agli assistenti parlamentari tra il 2004 e il 2016.
La sentenza di primo grado le ha imposto una pena detentiva sospesa e un’interdizione di cinque anni dalle cariche elettive, già in vigore dal 31 marzo dello scorso anno.
Le Pen ha negato ogni addebito, ammettendo solo “un errore” nella gestione del personale e sostenendo che riteneva lecite le attività svolte dai dipendenti. Ha inoltre accusato il Parlamento europeo di non aver chiarito tempestivamente le norme.
Nel migliore dei casi, Le Pen potrebbe essere assolta. Ma la Procura ha chiesto quattro anni di reclusione, di cui tre con la condizionale, e un nuovo divieto di cinque anni dalle cariche elettive, sostenendo che la leader avrebbe guidato un “sistema” volto a sottrarre fondi pubblici europei.
La Corte d’Appello potrebbe confermare la colpevolezza ma ridurre il divieto a due anni o meno, permettendole teoricamente di candidarsi. Tuttavia, Le Pen ha dichiarato che non parteciperebbe a una campagna se vincolata da restrizioni giudiziarie. In caso di esclusione, il partito potrebbe puntare su Jordan Bardella, 30 anni, suo protetto di lunga data, ridisegnando la corsa alla successione di Emmanuel Macron.
Ma anche un’eventuale assoluzione potrebbe non chiudere la vicenda: la Procura potrebbe ricorrere alla Corte di Cassazione, che ha promesso di pronunciarsi prima delle presidenziali, pur senza garantire la sospensione della sentenza.





