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Femminicidio: la prevenzione inizia dalla cultura del rispetto

sabato, 4 Luglio 2026
2 minuti di lettura

“La violenza contro una donna non nasce da un solo gesto: cresce nel controllo, nella svalutazione, nell’umiliazione e nell’incapacità di accettare la libertà dell’altro. La vera prevenzione inizia dall’educazione al rispetto, all’ascolto e alla responsabilità affettiva. Una società che educa al rispetto è una società che salva vite.”

Ogni femminicidio rappresenta una sconfitta per l’intera società. Non è un evento improvviso né un gesto inspiegabile: nella maggior parte dei casi è l’ultimo atto di una lunga escalation di controllo, sopraffazione, violenza psicologica e, successivamente, violenza fisica.

Come pedagogista, psicologa clinica e psicoterapeuta sento il dovere professionale e morale di ribadire che la prevenzione deve iniziare molto prima dell’emergenza. Occorre educare al rispetto delle relazioni, alla gestione delle emozioni, all’accettazione della separazione e del rifiuto, promuovendo una cultura fondata sulla dignità della persona.

Una relazione affettiva non può mai trasformarsi in possesso. Quando un rapporto termina, la scelta dell’altro deve essere rispettata. Nessuno appartiene a nessuno.

In alcune vicende, la scoperta di un tradimento o la decisione di interrompere una relazione possono rappresentare elementi scatenanti di una violenza già presente. Tuttavia, il tradimento non è la causa del femminicidio. La vera radice è l’incapacità di accettare la libertà dell’altro, il bisogno patologico di controllo, la gelosia ossessiva, la dipendenza affettiva e la convinzione che l’altra persona sia una proprietà.

La normativa italiana ha rafforzato gli strumenti di tutela con il decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito nella legge 15 ottobre 2013, n. 119, introducendo importanti misure di prevenzione e contrasto della violenza contro le donne. Tuttavia, nessuna legge può sostituire il cambiamento culturale necessario per prevenire tali tragedie

I segnali da non sottovalutare

La violenza raramente inizia con le percosse. Molto spesso prende forma attraverso comportamenti apparentemente meno evidenti:

  • controllo continuo del partner;
  • isolamento da amici e familiari;
  • svalutazioni e umiliazioni;
  • gelosia immotivata e ossessiva;
  • ricatti emotivi;
  • minacce;
  • controllo economico;
  • limitazione della libertà personale;
  • intimidazioni e manipolazione psicologica.

Con il tempo possono comparire anche segni fisici quali contusioni, lividi, fratture, bruciature o altre lesioni, spesso accompagnati da ansia, depressione, disturbi del sonno, isolamento sociale e perdita dell’autostima.

Il ciclo della violenza

La violenza domestica segue frequentemente un ciclo ricorrente: cresce la tensione, si verifica l’aggressione, seguono pentimenti e promesse di cambiamento, fino a una temporanea fase di apparente tranquillità. Successivamente il ciclo ricomincia, spesso con episodi sempre più gravi.

Per questo motivo è fondamentale riconoscere i primi segnali e chiedere aiuto tempestivamente.

La violenza psicologica

Esiste una forma di violenza invisibile ma profondamente distruttiva. Si manifesta attraverso:

  • continue svalutazioni;
  • offese e umiliazioni;
  • controllo delle amicizie e dei rapporti familiari;
  • gelosia patologica;
  • minacce;
  • limitazioni dell’autonomia personale ed economica;
  • pressioni sessuali;
  • falsi pentimenti utilizzati per mantenere il controllo.

Questi comportamenti compromettono profondamente l’equilibrio emotivo della vittima e rappresentano spesso il preludio alla violenza fisica.

Il valore della prevenzione

La prevenzione nasce dall’educazione. Le famiglie, la scuola, le istituzioni e i professionisti della salute mentale devono lavorare insieme per promuovere il rispetto reciproco, l’educazione affettiva e la gestione non violenta dei conflitti.

Dire NO alla violenza significa dire SÌ al rispetto, alla libertà e alla dignità della persona.

La panchina rossa rappresenta il posto lasciato vuoto da una donna che non c’è più. È un simbolo che richiama il dovere collettivo di non restare indifferenti.

La rosa rossa, con il suo colore intenso, ricorda il valore della vita e il sangue innocente versato da troppe donne vittime della violenza.

Ogni donna salvata è una vita restituita alla società.

Rosa De Martino

Rosa De Martino

Pedagogista – Educatrice Professionale, Psicologa Clinica e della Riabilitazione, Psicoterapeuta. Iscritta all’Albo degli Psicologi della Campania n. 8688

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