Sono iniziati a Doha i colloqui tecnici indiretti tra Stati Uniti e Iran per consolidare il memorandum d’intesa firmato il 17 giugno e cercare una soluzione stabile alla crisi in Medio Oriente. Secondo fonti diplomatiche citate da Al Jazeera e Afp, i negoziati si svolgono con la mediazione di Qatar e Pakistan, senza incontri faccia a faccia tra funzionari di alto livello delle due delegazioni.
Sul tavolo ci sono tre dossier principali: il programma nucleare iraniano, il percorso diplomatico e la questione finanziaria, compresa la restituzione dei fondi congelati. Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, arrivati in Qatar, non partecipano direttamente ai colloqui tecnici. Ieri hanno incontrato il primo ministro qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, confermando l’impegno di Washington a proseguire il negoziato.
Secondo il Wall Street Journal, Donald Trump avrebbe valutato nei giorni scorsi nuove opzioni militari contro l’Iran, ma avrebbe scelto per ora di dare spazio alla diplomazia per non compromettere la possibilità di un accordo. Il Presidente americano sarebbe anche disposto a prolungare i negoziati oltre la scadenza del 18 agosto, fissata dai 60 giorni previsti dal memorandum. Restano però possibili attacchi limitati contro obiettivi iraniani in caso di violazioni dell’intesa temporanea.
La linea di Teheran
Teheran continua a sostenere che non ci saranno nuovi negoziati politici finché non saranno attuate le condizioni già previste dal memorandum. Lo ha ribadito Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento e capo negoziatore iraniano: “Non avvieremo ulteriori negoziati finché non sarà attuato il memorandum”.
Ghalibaf ha legato la posizione iraniana anche allo Stretto di Hormuz, definito “il più grande strumento di potere” della Repubblica islamica. “Queste sono le nostre acque territoriali”, ha detto, aggiungendo che Teheran “non arretrerà mai” sui propri diritti nell’area. Secondo l’intesa, il transito gratuito nello Stretto è garantito per 60 giorni.
A complicare il quadro c’è proprio la gestione di Hormuz. I media statali iraniani hanno riferito che una nave portacontainer si è incagliata dopo essere uscita dalla rotta indicata da Teheran, che rivendica come unico corridoio autorizzato quello a sud dell’isola di Larak. Le Guardie Rivoluzionarie hanno ribadito che le navi devono attenersi alla rotta designata.
L’avvertimento di Vance
Da Washington, intanto, il vicepresidente JD Vance ha ridimensionato le smentite iraniane sui colloqui, definendole “una tattica negoziale”. In un’intervista a Fox News, Vance ha detto che gli Stati Uniti si trovano comunque in una “ottima posizione”, anche in caso di fallimento della trattativa.
“Se i negoziati avranno successo, avremo un Iran trasformato in modo permanente: un Iran che non finanzia il terrorismo e l’instabilità regionale, che rinuncia definitivamente a qualsiasi ambizione nucleare e viene riaccolto nell’economia mondiale”, ha dichiarato.
Il vicepresidente ha poi avvertito che, se Teheran non farà le concessioni attese, “il suo programma nucleare sarà comunque distrutto, il suo esercito convenzionale sarà comunque distrutto e gli Stati Uniti saranno comunque in una posizione molto più forte”. Vance ha anche ricordato che Trump considera un attacco iraniano contro le navi nello Stretto di Hormuz una linea rossa, destinata a provocare una risposta militare americana.
La Cina spinge per il dialogo
Nel frattempo la Cina sostiene la prosecuzione del dialogo. Il ministro degli Esteri Wang Yi, incontrando a Pechino l’omologo saudita Faisal bin Farhan, ha detto che “parlare è meglio che combattere” e ha indicato come priorità l’attuazione del memorandum Usa-Iran. Pechino si è detta pronta a lavorare con Riad per ridurre le tensioni e favorire una stabilità duratura nella regione.





