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Volodymyr Zelensky
Volodymyr Zelensky, Presidente Ucraina

Zelensky apre ai colloqui: “Mosca faccia un passo verso la pace”

Rutte: “Kiev sta andando bene, Russia in gravi difficoltà economiche”. Scambio di prigionieri, 160 per parte. Tajani: accelerare sull’ingresso dei Balcani nell’Ue
domenica, 28 Giugno 2026
2 minuti di lettura

L’Ucraina si dice pronta a nuovi colloqui, ma chiede alla Russia un passo concreto verso la fine della guerra. Il messaggio è arrivato ieri da Volodymyr Zelensky, mentre il conflitto resta segnato dallo scambio quotidiano di raid in profondità, dalla pressione ucraina sulle infrastrutture energetiche russe e da una nuova intesa umanitaria per il ritorno dei prigionieri. “Non vogliamo la guerra”, ha detto il Presidente ucraino nel discorso serale.

L’Ucraina ha presentato proposte ai nostri partner chiave e anche gli amici di Putin hanno sentito da noi che un incontro è possibile e che porre fine a questa guerra è possibile. La Russia deve ora compiere quel passo verso la pace”. Zelensky ha ribadito che Mosca “deve ritirarsi dall’Ucraina” e ha rivendicato le operazioni ucraine a lungo e medio raggio come “giuste risposte” a una guerra “che la Russia ha iniziato e che deve essere proprio lei a porre fine”.

La guerra dei droni

Sul terreno, la pressione resta alta. La Russia ha rivendicato l’abbattimento, nelle ultime 24 ore, di 511 droni ucraini e di tre missili Flamingo, secondo il ministero della Difesa di Mosca. Kiev, a sua volta, ha confermato nuovi attacchi contro obiettivi strategici in territorio russo. Il Servizio di sicurezza ucraino ha dichiarato di avere colpito con droni la stazione di pompaggio petrolifero di Vtorovo, nella regione di Vladimir, infrastruttura della rete Transneft-Verkhnyaya Volga che rifornisce di gasolio l’area di Mosca e i principali depositi della capitale russa. Secondo l’Sbu, l’operazione è stata condotta dalle unità speciali Alpha nell’ambito della campagna di “40 giorni di pressione sulla Russia” ordinata da Zelensky.

L’impianto era già stato preso di mira il 10 giugno, insieme alla stazione di Lobkovo, e un precedente attacco contro Vtorovo era stato segnalato anche il 24 maggio. I raid russi hanno invece continuato a colpire obiettivi civili in Ucraina. Venerdì sera un drone ha centrato un minibus nella regione sud-orientale di Dnipropetrovsk: due passeggeri sono morti e dodici persone, tra cui due bambini, sono rimaste ferite a Nikopol, secondo il governatore regionale Oleksandr Hanzha. Altri attacchi sono stati segnalati nelle regioni di Sumy e Zaporizhzhia.

Rutte: Mosca sotto pressione

A Washington, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha sostenuto che l’Ucraina “sta andando estremamente bene” e resta “all’avanguardia rispetto ai russi” nell’innovazione sui droni e sui sistemi anti-drone. Secondo Rutte, Kiev ha aumentato l’efficacia degli attacchi contro infrastrutture energetiche e logistiche russe, mentre “la produzione complessiva delle raffinerie russe è diminuita di un terzo”. Il capo dell’Alleanza ha descritto la Russia come un Paese in “gravi difficoltà economiche”: il fondo sovrano si starebbe esaurendo e la spesa per la difesa assorbirebbe oltre il 40% del bilancio, “quasi il 50%”, pari a più del 70% delle entrate fiscali. “Questa situazione non è sostenibile”, ha detto Rutte, aggiungendo che il sostegno a Kiev resta “incrollabile” e che il messaggio a Vladimir Putin è: “Non ce ne andremo”.

Scambio di prigionieri

Sul fronte umanitario, Russia e Ucraina hanno completato venerdì un nuovo scambio di prigionieri: 160 militari per parte. Per Kiev si tratta del ritorno di soldati detenuti in gran parte dal 2022. Mosca ha confermato lo scambio e ha riferito che i militari russi rientrati si trovano temporaneamente in Bielorussia.

L’intesa è stata mediata dagli Emirati Arabi Uniti. A Valdai, intanto, Vladimir Putin ha incontrato Alexander Lukashenko. Secondo il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, i due leader hanno discusso l’agenda dello Stato dell’Unione tra Russia e Bielorussia, la cooperazione economica e “questioni di sicurezza regionale”. Il colloquio si è svolto a porte chiuse ed è durato oltre quattro ore.

Tajani: accelerare sui Balcani

La guerra resta centrale anche nel dibattito sull’allargamento dell’Unione europea. Al forum di Dubrovnik, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha detto che l’Italia vuole “lavorare duramente per accelerare la piena adesione” dei Paesi dei Balcani occidentali all’Ue. “Albania e Montenegro sono pronti”, ha affermato, ma Roma vuole aiutare anche gli altri Paesi della regione. Tajani ha ribadito il sostegno italiano alla futura adesione di Ucraina e Moldova, precisando però che sarà necessario “lavorare sodo” sui requisiti comunitari, sulla lotta alla corruzione e sulle riforme. Il coordinamento tra Europa, Balcani occidentali e sud del continente, ha concluso, è “chiave” per avere “più pace, meno tensioni e stabilità”.

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