Re Carlo e la Regina Camilla non si trasferiranno a Buckingham Palace una volta conclusi, il prossimo anno, i lavori di ristrutturazione da 369 milioni di sterline. È quanto emerge dagli ultimi bilanci reali, che confermano una scelta destinata a segnare una discontinuità storica: il palazzo simbolo della monarchia resterà sede amministrativa e cerimoniale, ma non sarà più la residenza del sovrano. La decisione, spiegano i funzionari, risponde a due esigenze: evitare ai sovrani — entrambi settantenni — il disagio di un trasloco complesso, e ampliare l’accesso del pubblico al palazzo. Conclusi i lavori decennali finanziati tramite l’aumento temporaneo del Sovereign Grant, Buckingham Palace potrà infatti aprire più a lungo, generando maggiori entrate per il Royal Collection Trust.
Carlo vive a Clarence House dal 2003 e vi risiede con Camilla dal matrimonio del 2005. Trasferirsi ora, spiegano fonti interne, avrebbe comportato difficoltà logistiche e problemi di sicurezza: la presenza del Re limiterebbe le aree visitabili e ridurrebbe il flusso di visitatori. Il palazzo continuerà comunque a ospitare banchetti di Stato, ricevimenti, udienze con il Primo Ministro e cerimonie ufficiali. Non mancano le critiche. Norman Baker, ex ministro liberaldemocratico, sostiene che i proventi dei biglietti dovrebbero andare al Tesoro, mentre Graham Smith, CEO di Republic, chiede che il palazzo sia aperto tutto l’anno.
I bilanci rivelano anche che Carlo è diventato il primo monarca a rendere pubblici i propri pagamenti fiscali: 12,9 milioni di sterline nel 2024‑25. Con la fine dei lavori, il Sovereign Grant scenderà gradualmente, pur restando quasi doppio rispetto al finanziamento principale del passato, per coprire manutenzione arretrata, sicurezza informatica e sistemi energetici più efficienti. La scelta di non vivere a Buckingham Palace rompe una tradizione che risale alla regina Vittoria.





