Il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato di avere intercettato e distrutto 660 droni ucraini in una sola notte, in dodici regioni russe, nella penisola annessa e sui mari di Azov e Nero. Secondo la Tass, sarebbe il numero più alto dall’inizio dell’anno. Il sindaco di Mosca, Sergei Sobyanin, ha riferito che circa cinquanta velivoli erano diretti verso la capitale. In diversi quartieri sono state segnalate batterie Pantsir-S1 installate sui tetti degli edifici. L’ondata rientra nella nuova operazione di 40 giorni approvata da Volodymyr Zelensky su proposta dell’Sbu, il servizio di sicurezza ucraino, per aumentare la pressione su Mosca e “spingere la Russia a finire la guerra”.
Il Presidente ha rivendicato l’efficacia delle “sanzioni a lungo raggio” e dei reparti Alpha, impiegati con droni contro obiettivi militari e industriali. Il colpo più rilevante è arrivato a Kerch, in Crimea. L’Sbu ha rivendicato attacchi contro il cantiere navale Zatoka e contro le difese russe nell’area dello Stretto. Secondo Kiev, i droni hanno centrato due navi posacavi, la Volga e la Vyatka, costruite per il ministero della Difesa russo, e il traghetto Petropavlovsk, quasi pronto all’impiego. Le due unità sarebbero destinate al sistema di sorveglianza idroacustica Garmonia e, secondo l’intelligence ucraina, in grado anche di posare mine contro navi, cavi e condotte. L’Sbu sostiene inoltre di avere colpito radar e armamenti di un sistema antiaereo S-400.
Emergenza energetica
Le autorità filorusse della Crimea hanno dichiarato lo stato di emergenza regionale per affrontare carenze di carburante ed elettricità. Il governatore nominato da Mosca, Sergey Aksionov, ha spiegato che il provvedimento serve a “risolvere con la massima rapidità” le questioni legate ai servizi essenziali. Blackout sono stati segnalati anche nella parte occupata della regione di Kherson, mentre la carenza di benzina è arrivata fino alla regione siberiana di Tomsk. Nella regione russa di Tula, il governatore Dmitry Milyayev ha confermato danni a un impianto industriale di Novomoskovsk: secondo analisi Osint si tratterebbe dello stabilimento chimico Azot, indicato da Kiev come sito legato alla produzione di esplosivi.
Mosca e Washington
Sul fronte diplomatico, Mosca e Washington hanno riaperto il confronto sul ruolo americano nel negoziato. Dmitry Peskov ha detto che il Cremlino “apprezza” la disponibilità di Donald Trump e della sua squadra a riportare il conflitto su “binari pacifici” e non vede segnali di un disimpegno statunitense. Allo stesso tempo, il portavoce del Cremlino ha escluso che gli Stati Uniti possano essere considerati “assolutamente neutrali”, perché continuano a fornire armi e assistenza tecnologica all’Ucraina. Mosca, ha aggiunto, resta aperta a iniziative di mediazione, ma considera Washington una parte ancora coinvolta nel sostegno militare a Kiev.
Sergey Lavrov ha invece smentito Marco Rubio, secondo cui nell’incontro di Ferragosto tra Trump e Vladimir Putin in Alaska sarebbe stata avanzata solo una proposta, senza alcun accordo. Il ministro degli Esteri russo ha ricostruito il passaggio sostenendo che, prima del vertice, l’inviato americano Steve Witkoff aveva portato a Mosca alcune proposte di Trump, poi discusse ad Anchorage. Secondo Lavrov, Putin le avrebbe elencate “punto per punto” davanti a Trump e Rubio, ricevendo da Witkoff conferma della loro correttezza. Per questo, ha concluso, parlare di proposte non concordate è “poco elegante”: ad Anchorage, secondo Mosca, ci furono proposte americane “accettate dalla parte russa”.
Nuovo scambio di prigionieri
Intanto Ucraina e Russia hanno completato un nuovo scambio di prigionieri: 160 per parte. Il ministero della Difesa russo ha riferito che i militari liberati da Kiev sono stati trasferiti in territorio bielorusso, dove ricevono assistenza medica e psicologica prima del rientro in Russia.
Zelensky ha pubblicato le foto dei soldati ucraini rilasciati, spiegando che tra loro ci sono uomini delle Forze armate, del Servizio speciale statale dei trasporti, della Guardia nazionale e della Guardia di frontiera. Secondo il Presidente ucraino, i militari tornati a casa avevano combattuto a Mariupol e all’Azovstal, oltre che nei settori di Donetsk, Luhansk, Kharkiv, Zaporizhzhia, Kyiv, Chernihiv e Sumy. “Non dimentichiamo tutti coloro che si trovano in prigionia. Controlliamo ogni singolo cognome. Dobbiamo riportarli tutti a casa, sia i militari che i civili”, ha detto Zelensky.





