Il Senato statunitense ha respinto nella tarda serata di mercoledì la risoluzione del democratico Tim Kaine volta a limitare i poteri del presidente Donald Trump in materia di guerra contro l’Iran. Il voto, 50 a 47, rappresenta una vittoria politica per la Casa Bianca e per la leadership repubblicana, impegnate da settimane a contenere il malcontento crescente del Congresso sulla strategia iraniana dell’amministrazione.
Due repubblicane moderate, Susan Collins e Lisa Murkowski, hanno votato con i democratici, mentre Rand Paul si è astenuto e il democratico John Fetterman ha votato contro. Il risultato è apparso ancor più significativo perché solo ventiquattr’ore prima quattro repubblicani avevano sostenuto una risoluzione simile approvata dalla Camera. Era la prima volta, dopo sette tentativi falliti, che un provvedimento sui poteri di guerra relativi all’Iran avanzava nel Senato.
La risoluzione Kaine avrebbe ordinato a Trump di ritirare le forze statunitensi da qualsiasi ostilità contro l’Iran, salvo autorizzazione del Congresso. L’amministrazione sostiene che la War Powers Resolution del 1973 sia incostituzionale. Dietro le quinte, Trump aveva espresso irritazione per i voti del Congresso, considerandoli un ostacolo ai negoziati con Teheran. Durante un pranzo con i senatori repubblicani, il presidente avrebbe alzato la voce contro Bill Cassidy, che il giorno prima aveva sostenuto la risoluzione della Camera.
Cassidy, dopo un incontro alla Casa Bianca con il vicepresidente JD Vance e l’inviato speciale Steve Witkoff, ha cambiato posizione votando contro l’avanzamento del testo. Anche Rand Paul, da sempre critico verso l’espansione dei poteri presidenziali in guerra, ha modificato la sua linea votando “present”. Su X ha spiegato di voler “dare al presidente più spazio per negoziare una pace duratura”. Secondo fonti del Senato, il repubblicano John Barrasso ha avuto un ruolo decisivo nel ricompattare il partito.





