Dopo circa diciotto ore di colloqui “intensi” al Bürgenstock, vicino Lucerna, le squadre guidate dal vicepresidente americano J.D. Vance e dal presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf hanno chiuso il primo round ad alto livello. Da oggi il confronto passa ai tecnici, incaricati di definire i meccanismi di attuazione del memorandum d’intesa firmato nei giorni scorsi.
La delegazione iraniana ha lasciato il resort svizzero in mattinata. Con Ghalibaf c’era anche il ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Vance era atteso in partenza nel primo pomeriggio. Secondo i media iraniani, sarà il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi a guidare la squadra tecnica di Teheran, mentre i funzionari americani resteranno impegnati nei tavoli operativi con la mediazione di Pakistan e Qatar.
I mediatori hanno parlato di un clima “positivo” e di progressi “incoraggianti”. Il premier pachistano Shehbaz Sharif ha confermato l’accordo su una tabella di marcia per arrivare a un’intesa definitiva entro sessanta giorni. Previsti anche un comitato politico di alto livello per supervisionare il processo e l’avvio immediato di ulteriori colloqui tecnici. La formula permette alle parti di registrare un primo risultato diplomatico senza sciogliere ancora i nodi principali.
Tra i punti concreti emersi dal round svizzero ci sono una linea di comunicazione diretta per evitare incidenti nello Stretto di Hormuz e una cellula di coordinamento con il Libano, sotto la mediazione di Pakistan e Qatar, per verificare la cessazione delle operazioni militari. Per Teheran, il dossier libanese è il primo banco di prova dell’intesa con Washington.
Hormuz, Libano e concessioni economiche
Araghchi ha parlato di progressi significativi per fermare la guerra in Libano e ha rivendicato anche alcuni risultati economici. Tra questi, la revoca di restrizioni sulle esportazioni di petrolio e prodotti petrolchimici, lo sblocco di parte dei beni congelati e l’avvio di un piano di ricostruzione e sviluppo per l’Iran.
Il primo round si è svolto però in un contesto ancora fragile. Le tensioni nello Stretto di Hormuz restano elevate dopo la nuova chiusura annunciata da Teheran e la navigazione risulta fortemente ridotta. Sul fronte libanese, la tregua resta appesa al confronto tra Israele e Hezbollah. Il presidente libanese Joseph Aoun ha discusso il cessate il fuoco con Vance, alla presenza dell’inviato della Casa Bianca Jared Kushner e del premier del Qatar Mohammed bin Abdulrahman Al Thani.
Il nodo nucleare
Resta molto più arretrato il capitolo nucleare. Teheran insiste su una sequenza precisa: prima l’applicazione delle misure già previste dal memorandum, poi l’apertura dei colloqui principali per un accordo definitivo. Baqaei ha aggiunto che Araghchi ha invitato la parte americana a non ripetere “posizioni illogiche”, giudicate dall’Iran eccessive. Washington, al contrario, punta a incardinare il processo proprio sul dossier atomico, che resta il terreno più sensibile e politicamente più difficile.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baqaei, ha chiarito che in Svizzera non è ancora iniziato un vero negoziato sull’atomo. “Non si può dire che abbiamo iniziato a parlare della questione atomica”, ha spiegato all’agenzia Irna. Secondo Baqaei, la delegazione americana ha esposto brevemente la propria posizione e l’Iran ha risposto illustrando la sua. “Non si è trattato di una negoziazione, ma semplicemente di un’esposizione delle posizioni delle due parti”, ha detto il portavoce.





