I prestiti bancari a famiglie e imprese continuano a crescere. A maggio 2026 l’aumento è stato del 3 per cento su base annua, in accelerazione rispetto al +2,9 per cento registrato ad aprile. È quanto emerge dal rapporto mensile dell’Abi di giugno, che conferma la ripresa del credito iniziata a marzo 2025. Il dato consolida una fase positiva sia per le famiglie sia per il sistema produttivo. Per i nuclei familiari si tratta del diciassettesimo mese consecutivo di incremento, mentre per le imprese la crescita prosegue da undici mesi. Ad aprile 2026, ultimo dettaglio disponibile nel rapporto, i prestiti alle famiglie erano saliti del 2,6 per cento, quelli alle imprese del 3,1 per cento.
Il quadro indica un mercato del credito più dinamico, in una fase nella quale il costo del denaro resta ancora elevato rispetto agli anni precedenti. A maggio il tasso medio sul totale dei prestiti, quindi sui finanziamenti già sottoscritti nel tempo, è rimasto invariato al 4,04 per cento. Sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese, invece, il tasso medio è sceso al 3,51 per cento, dal 3,56 per cento del mese precedente. Il confronto con dicembre 2023, quando era al 5,45 per cento, segnala una riduzione rilevante.
Abitazioni
Per i mutui destinati all’acquisto di abitazioni il tasso medio sulle nuove operazioni si è attestato al 3,49 per cento, con un aumento di due centesimi rispetto ad aprile. Anche in questo caso il livello resta inferiore rispetto al 4,42 per cento di dicembre 2023. Accanto ai prestiti, cresce anche la raccolta. La raccolta diretta complessiva, formata da depositi da clientela residente e obbligazioni, a maggio è aumentata del 2,6 per cento su base annua, dopo il +3,1 per cento del mese precedente. I depositi, nelle diverse forme, hanno segnato un incremento del 2,3 per cento, mentre la raccolta a medio e lungo termine tramite obbligazioni è salita del 5 per cento rispetto a un anno prima.
La raccolta indiretta, cioè gli investimenti in titoli custoditi presso le banche, ha registrato un aumento di 100,4 miliardi tra aprile 2025 e aprile 2026. Di questi, 39,5 miliardi fanno capo alle famiglie, 15,9 miliardi alle imprese; la parte restante riguarda altri settori, tra cui imprese finanziarie, assicurazioni e pubblica amministrazione.
Remunerazione della liquidità
Sul fronte della remunerazione della liquidità il tasso sui nuovi depositi a durata prestabilita, come certificati di deposito e depositi vincolati, a maggio è salito al 2,22 per cento, dal 2,19 per cento di aprile. Il livello resta superiore alla media dell’area euro, che ad aprile si attestava all’1,97 per cento. Rispetto a giugno 2022, quando il tasso era allo 0,29 per cento, l’aumento è stato di 193 punti base. Il rendimento delle nuove emissioni di obbligazioni bancarie a tasso fisso è stato pari al 3,51 per cento. Il tasso medio sul totale dei depositi, che comprende certificati di deposito, depositi a risparmio e conti correnti, è rimasto allo 0,65 per cento, invariato rispetto ad aprile e superiore allo 0,32 per cento di giugno 2022. I conti correnti, che hanno soprattutto funzione di servizio e non di investimento, hanno mantenuto un tasso dello 0,28 per cento.
Il margine tra i tassi sui nuovi prestiti e quelli sulla nuova raccolta, calcolato sulle operazioni con famiglie e società non finanziarie, a maggio è stato di 184 punti base. È uno degli indicatori che misurano la distanza tra il costo del credito e la remunerazione riconosciuta sulla provvista bancaria.
Crediti deteriorati
Resta favorevole anche il quadro dei crediti deteriorati. Ad aprile 2026 i crediti deteriorati netti, cioè sofferenze, inadempienze probabili ed esposizioni scadute o sconfinanti al netto delle rettifiche già effettuate dalle banche, ammontavano a 25,9 miliardi di euro. Erano 27,7 miliardi a dicembre 2025 e 31,3 miliardi a dicembre 2024. Rispetto al picco di 196,3 miliardi raggiunto nel 2015, la riduzione supera i 170 miliardi. Il rapporto tra crediti deteriorati netti e crediti totali è sceso all’1,24 per cento, contro l’1,32 per cento di dicembre 2025, l’1,51 per cento di dicembre 2024 e il 9,8 per cento di dicembre 2015. Il dato conferma il miglioramento della qualità degli attivi bancari.





