Una sentenza della Corte di Cassazione potrebbe avere importanti conseguenze sul sistema di assegnazione delle supplenze ai docenti tramite Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS). La Sezione Lavoro della Suprema Corte, con una pronuncia pubblicata il 5 giugno 2026, ha stabilito che la mancata indicazione di tutte le sedi disponibili nella domanda informatizzata non può essere interpretata come una rinuncia generalizzata all’assegnazione degli incarichi.
Secondo quanto chiarito dalla Cassazione, il docente rinuncia esclusivamente alle sedi o alle classi di concorso che non ha espressamente indicato nella propria domanda. Ne consegue che è illegittimo il procedimento che esclude dai successivi turni di nomina gli aspiranti che non abbiano ottenuto una supplenza nelle prime assegnazioni.
A commentare la decisione è stato Walter Miceli, avvocato della rete legale Anief, intervenuto nel corso della trasmissione ʼDiritti in cattedraʼ su Orizzonte Scuola Tv. “La regola che la Cassazione ha dovuto enunciare nel 2026 è questa: è illegittimo il procedimento che esclude l’insegnante non assegnatario di una supplenza nei primi turni di nomina dai turni successivi in relazione alle sedi che si fossero rese libere”, ha spiegato il legale.
Tema contenzioso
Miceli ha evidenziato che, qualora una sede precedentemente scelta dall’aspirante si renda disponibile, l’algoritmo dovrebbe riesaminare la graduatoria rispettando l’ordine di punteggio, senza consentire il sorpasso da parte di candidati collocati in posizione inferiore. La sentenza assume particolare rilievo per il contenzioso relativo agli anni precedenti. Sebbene la nuova ordinanza ministeriale del 2026 abbia in parte superato la problematica per il futuro, la pronuncia della Suprema Corte rappresenta un punto di riferimento per i giudizi ancora pendenti e per le controversie relative agli anni scolastici passati.
Secondo l’interpretazione fornita dall’Anief, la decisione apre la strada a richieste di risarcimento da parte dei docenti che sarebbero stati penalizzati dal sistema di assegnazione delle supplenze. “Tutte le supplenze conferite dal 2022 al 2026 soggiacevano a questo vizio”, ha affermato Miceli.
I docenti che non hanno ottenuto l’incarico pur avendone diritto, oppure che lo hanno ricevuto in ritardo con conseguente perdita di punteggio e opportunità professionali, potranno rivolgersi al giudice ordinario entro i termini della prescrizione quinquennale. Le richieste potranno riguardare sia il risarcimento economico per gli stipendi non percepiti, sia il riconoscimento del punteggio maturato attraverso il servizio che non è stato possibile svolgere.





