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Trump lancia il “D-Day economico” contro l’Iran, Teheran: “Terrorismo che minaccia l’economia globale”

Trump lancia il “D-Day economico” contro l’Iran, Teheran: “Terrorismo che minaccia l’economia globale”

Il presidente Usa annuncia “un isolamento senza precedenti” e minaccia sanzioni contro banche, aziende e Paesi che aiutano Teheran. I Pasdaran: “useremo armi più distruttive”. Axios rivela un corridoio segreto americano a Hormuz per il transito del greggio
venerdì, 21 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Donald Trump apre un nuovo fronte nella crisi con l’Iran, quello economico, mentre sullo sfondo cresce il rischio di una ripresa delle ostilità militari. Il presidente americano ha annunciato una campagna di “isolamento senza precedenti” contro Teheran, definendola un “D-Day economico” e minacciando sanzioni anche contro Paesi, banche e imprese che continueranno ad aiutare la Repubblica islamica. La risposta iraniana è arrivata dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi: “Il terrorismo economico statunitense minaccia l’economia globale”, mentre i Pasdaran hanno avvertito che, in caso di una nuova guerra, impiegheranno “armi più distruttive”. Trump ha presentato la nuova offensiva come conseguenza del rifiuto iraniano di accettare un’intesa con Washington.

L’obiettivo dichiarato è prosciugare le entrate di Teheran, colpendo esportazioni petrolifere, trasferimenti finanziari, società di comodo e reti utilizzate per aggirare le sanzioni. Nel mirino potrebbero finire anche raffinerie cinesi e istituzioni finanziarie straniere: “Qualsiasi banca, azienda, aeroporto o ente governativo” che offra un’ancora di salvezza all’Iran, ha avvertito Trump, subirà conseguenze economiche dirette. Araghchi ha replicato accusando la Casa Bianca di usare il “D-Day” come “diversivo per distogliere l’attenzione dalla crisi americana: un debito senza precedenti e costi degli interessi alle stelle”. Proprio ieri il debito pubblico statunitense ha superato i 40 mila miliardi di dollari: mille miliardi in più in cinque mesi. Nei primi dieci mesi dell’anno fiscale il deficit federale ha raggiunto 1.800 miliardi, anche per l’aumento delle spese militari legate al conflitto con l’Iran e per oltre 160 miliardi di rimborsi imposti dopo la bocciatura giudiziaria di parte dei dazi introdotti dall’amministrazione.

Rischio allargamento all’Europa

Alla pressione economica si affianca quella militare. Secondo il “Financial Times”, Teheran avrebbe valutato attacchi contro installazioni americane in Europa qualora Trump ordinasse una nuova offensiva. Tra i possibili obiettivi figurerebbero la base aerea di Bezmer, in Bulgaria, utilizzata anche per il rifornimento dei velivoli statunitensi, e strutture a Cipro. Una fonte citata dal quotidiano britannico ha avvertito che, se Washington “si spingesse troppo oltre”, l’Iran potrebbe “estendere le sue azioni oltre la regione e colpire anche l’Europa”. La Nato ha ribadito di essere pronta ad affrontare eventuali minacce e di disporre di sistemi di deterrenza e difesa aerea efficaci. I Pasdaran hanno intanto assicurato di non aver mai interrotto lo sviluppo degli armamenti. “Se dovesse scoppiare di nuovo la guerra, le nostre armi saranno diverse”, ha dichiarato il portavoce Hossein Mohebi, citando testate, precisione e gittata dei missili e aggiungendo che “tutte le opzioni sono aperte”. Secondo il “Financial Times”, tra quelle studiate da Teheran vi sarebbe anche un attacco ai cavi sottomarini in fibra ottica nello Stretto di Hormuz.

Corridoio segreto nello Stretto

È proprio Hormuz a restare il principale nodo della crisi. Axios ha rivelato che gli Stati Uniti avrebbero creato da settimane un corridoio marittimo segreto lungo la costa dell’Oman, attraverso il quale transitano ogni notte tra 15 e 20 petroliere sotto protezione americana. Il dispositivo consentirebbe di portare sui mercati circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno, la metà dei volumi precedenti alla guerra, con punte tra 15 e 20 milioni in alcune giornate. Una task force statunitense coordinerebbe le finestre di transito mentre caccia dell’Air Force proteggono le navi da eventuali attacchi iraniani. La tensione continua a riflettersi sui mercati: ieri il Brent è salito fino a circa 94 dollari al barile e il Wti oltre gli 86. Bruxelles ha tuttavia escluso rischi immediati per le forniture europee di gas, con gli stoccaggi vicini al 62%. Sul piano diplomatico Oman ed Egitto cercano intanto una via d’uscita. Il Cairo ha annunciato contatti con Teheran e Muscat per ripristinare la libertà di navigazione, mentre il ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi ha ribadito che la sicurezza dello Stretto richiede “moderazione e un’intensa attività diplomatica”. “Un’ulteriore escalation”, ha avvertito il ministro egiziano Badr Abdelatty, avrebbe “gravi conseguenze per la sicurezza regionale e l’economia globale”.

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