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Mattarella: “Il lavoro minorile resta una grave violazione dei diritti”. In Italia più che raddoppiati gli occupati under 18

Nella Giornata mondiale contro lo sfruttamento dei minori il Capo dello Stato richiama lʼallarme su povertà, sommerso e piattaforme digitali. Il rapporto Unicef registra il passaggio da 35mila a oltre 81mila lavoratori tra i 15 e i 17 anni in cinque anni
sabato, 13 Giugno 2026
2 minuti di lettura

Il mondo registra progressi nella lotta al lavoro minorile, ma lʼobiettivo di eliminarlo resta lontano. E lʼItalia non può considerarsi estranea al fenomeno. Ieri, nel giorno dedicato alla battaglia contro lo sfruttamento dei minori il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato lʼattenzione su una realtà che continua a coinvolgere milioni di bambini e adolescenti e che assume forme sempre più complesse anche nei Paesi avanzati. “Il lavoro minorile rappresenta una grave violazione dei diritti dell’infanzia e dellʼadolescenza”, ha detto il Capo dello Stato nel messaggio diffuso in occasione della ʼGiornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorileʼ. Un fenomeno che, ha osservato Mattarella, trae alimento da povertà, disuguaglianze, conflitti e crisi umanitarie e che priva milioni di ragazzi della possibilità di studiare, crescere e costruire il proprio futuro.

Il Presidente ha riconosciuti i passi avanti compiuti a livello internazionale. Negli ultimi venticinque anni il numero dei minori coinvolti nel lavoro minorile passa da 246 a 138 milioni. Un risultato che dimostra come il cambiamento sia possibile. Ma il traguardo fissato dallʼAgenda 2030 delle Nazioni Unite, che prevedeva lʼeliminazione del fenomeno entro il 2025, non arriva. Oltre 54 milioni di bambini continuano infatti a svolgere attività considerate pericolose, con conseguenze dirette sulla salute, sulla sicurezza e sullo sviluppo personale.

Tra sommerso e sfruttamento

Mattarella ha richiamato lʼattenzione anche sulle forme meno visibili del fenomeno. In Italia, le sue osservazioni, il lavoro minorile trova spazio nel sommerso, nello sfruttamento attraverso le piattaforme digitali, nella dispersione scolastica e nelle condizioni di vulnerabilità economica e sociale.

Particolarmente duro il passaggio dedicato ai minori vittime di tratta. Mattarella ha definito “drammatica” la condizione di chi subisce lavoro forzato, accattonaggio, sfruttamento sessuale o altre forme di abuso. Situazioni che negano diritti fondamentali riconosciuti dalle convenzioni internazionali e dallʼordinamento italiano.

Dati Unicef

Lʼallarme del Quirinale ha trovato pieno riscontro nei dati diffusi dallʼUnicef Italia attraverso il quarto Rapporto statistico ʼLavorominorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoroʼ. Il dossier ha parlato di una crescita significativa del numero di adolescenti inseriti nel mercato del lavoro. Tra il 2020 e il 2025 gli occupati nella fascia compresa tra i 15 e i 17 anni sono passati da 35.505 a 81.565 unità, più del doppio nellʼarco di cinque anni. La crescita ha interessato soprattutto il lavoro dipendente e il comparto agricolo, ma ha coinvolto anche collaboratori, professionisti iscritti alla gestione separata e operai agricoli. Numeri che non coincidono automaticamente con situazioni di sfruttamento, ma che descrivono una presenza sempre più consistente di adolescenti nelle attività produttive.

Il quadro si amplia ulteriormente considerando i giovani fino a 19 anni. Nel 2024 gli occupati hanno raggiunto quota 427.072 contro i 310.400 del 2021. La Lombardia concentra il numero più elevato di lavoratori under 19, seguita da Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia.

Fenomeno complesso

Le differenze territoriali hanno confermato la complessità del fenomeno. Secondo il rapporto Unicef lʼincidenza più elevata del lavoro tra i 15 e i 17 anni si è registrata in Trentino-Alto Adige, dove ha superato il 22%, seguita dalla Valle dʼAosta. Valori inferiori sono emersi in Abruzzo, Marche, Puglia e Molise.Accanto allʼoccupazione è cresciuta lʼattenzione per la sicurezza. Nel 2024 le denunce di infortunio relative ai lavoratori tra i 15 e i 17 anni hanno raggiunto quota 18.617. Nel quinquennio esaminato gli incidenti mortali nella stessa fascia dʼetà sono arrivati a 18, sette dei quali nellʼultimo anno rilevato. Il tasso delle denunce rispetto al numero complessivo dei lavoratori minorenni è salitodal 16,38% del 2020 al 22,79% del 2024.

I dati Inail hanno mostrato dimensioni ancora più ampie se si considera la popolazione lavorativa fino a 19 anni. Tra il 2020 e il 2024 le denunce di infortunio sono arrivate a 330.890. I casi mortali sono stati 92: 14 hanno riguardato minori sotto i 14 anni, mentre 78 hanno interessato ragazzi tra i 15 e i 19 anni.

Disuguaglianze economiche

Nel rapporto Unicef è emerso emerge anche il tema delle disuguaglianze economiche. Nel 2024 il reddito medio settimanale dei lavoratori maschi fino a 19 anni ha raggiunto i 335 euro, mentre quello delle lavoratrici si è attestato a 267 euro. Il divario retributivo resta dunque presente anche tra i più giovani. Un ulteriore indicatore riguarda la popolazione studentesca. Nel 2025 le denunce di infortunio hanno superato quota 80mila, con otto casi mortali. La maggior parte degli episodi si è verificato durante le attività scolastiche.

Il diritto dei minori a essere protetti dallo sfruttamento economico non è negoziabile” il pensiero del Presidente di Unicef Italia Nicola Graziano.

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