Il gigante energetico cinese Rongsheng Petrochemical sta valutando un accordo per assicurarsi forniture di petrolio canadese trasportato attraverso l’oleodotto che collega l’Alberta alla Columbia Britannica, un’infrastruttura chiave per l’export del greggio verso i mercati asiatici. La mossa segnala l’interesse crescente della Cina a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento in un contesto globale segnato da tensioni geopolitiche e volatilità dei prezzi.
Secondo fonti del settore, Rongsheng sarebbe in trattative preliminari con produttori canadesi per ottenere volumi stabili di petrolio da esportare attraverso il terminal costiero di Burnaby, punto finale dell’oleodotto. L’azienda cinese, tra i maggiori raffinatori del Paese, punta a rafforzare la sicurezza energetica nazionale ampliando il ventaglio di fornitori oltre il Medio Oriente e la Russia, tradizionali partner di Pechino.
L’interesse per il greggio canadese arriva in un momento cruciale per l’industria energetica del Canada, che sta cercando di consolidare la propria presenza nei mercati asiatici dopo anni di ritardi infrastrutturali e controversie ambientali. L’oleodotto, recentemente potenziato, consente ora di aumentare significativamente la capacità di esportazione, rendendo più competitivo il petrolio dell’Alberta rispetto ad altri produttori globali.
Gli analisti sottolineano che un accordo con Rongsheng potrebbe rappresentare un importante segnale di fiducia per il settore canadese, offrendo sbocchi commerciali più ampi e riducendo la dipendenza dagli acquirenti statunitensi. Tuttavia, restano aperte alcune incognite: i costi di trasporto, la sostenibilità a lungo termine della domanda cinese e le possibili pressioni politiche legate alle relazioni tra Ottawa, Pechino e Washington.





