Benjamin Netanyahu ha ordinato alle Forze di difesa israeliane di colpire obiettivi di Hezbollah nei sobborghi meridionali di Beirut, aprendo una nuova fase dell’escalation in Libano. La decisione è stata annunciata dopo l’uccisione di un soldato israeliano e il ferimento di altri tre militari in un attacco con drone rivendicato da Hezbollah nel sud del Paese, vicino a Yohmor e al castello di Beaufort, dove sono presenti truppe israeliane.
L’aggressione a Beirut arriva dopo la presa del castello di Beaufort da parte delle forze israeliane, definita da Netanyahu una “svolta decisiva”. Il premier ha ordinato di “consolidare ed estendere” il controllo israeliano sulle aree che erano sotto il controllo di Hezbollah. La fortezza, già usata da Israele durante l’occupazione del Libano meridionale terminata nel 2000, ha un forte valore simbolico e strategico.
Il premier israeliano e il ministro della Difesa Israel Katz hanno motivato l’ordine con le “ripetute violazioni del cessate il fuoco” da parte del movimento sciita libanese. “Non ci sarà una situazione in cui Hezbollah attacca le nostre città e i nostri cittadini mentre i quartier generali del terrorismo a Dahiyeh restano fuori portata”, ha dichiarato Netanyahu. “Continuiamo ad approfondire la nostra attività sul terreno nel sud del Libano, eliminando le roccaforti di Hezbollah. Hezbollah è in fuga”.
Nella giornata precedente l’aeronautica israeliana avrebbe condotto 89 raid contro 42 obiettivi nel Libano meridionale, mentre i droni israeliani avrebbero colpito 18 obiettivi in 14 località. Hezbollah, da parte sua, ha rivendicato 21 attacchi contro posizioni militari israeliane e assembramenti di truppe nei territori libanesi occupati e nel nord di Israele.
A Beirut la minaccia di raid ha provocato la fuga di molti civili da Dahiyeh, la periferia meridionale considerata una roccaforte di Hezbollah. I media libanesi hanno mostrato lunghe code di auto in uscita dal quartiere, scuole chiuse e genitori richiamati a prendere i figli. L’esercito libanese è stato schierato agli ingressi dei quartieri per gestire le evacuazioni.
Il presidente libanese Joseph Aoun ha parlato di “vile e riprovevole aggressione israeliana” e ha promesso di lavorare per “porre fine alle sofferenze del popolo libanese, in particolare di quello del sud”. Il governo di Beirut ha avviato contatti diplomatici con attori regionali e internazionali per evitare un ulteriore deterioramento della sicurezza.
Riunione d’emergenza all’Onu
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce oggi in seduta d’emergenza su richiesta della Francia. Emmanuel Macron ha chiesto la fine dei combattimenti e ha ribadito il sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano.
Gli Stati Uniti, intanto, tentano una mediazione. Il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato con Aoun e Netanyahu. Secondo un funzionario americano, Washington propone una sequenza precisa: Hezbollah dovrebbe cessare per primo gli attacchi contro Israele e, in cambio, Israele si asterrebbe da un’escalation su Beirut.
Il nodo Iran Usa
La tensione libanese si intreccia con il negoziato tra Stati Uniti e Iran. Teheran accusa Washington e Israele di violare il cessate il fuoco e sostiene di non essere, in questa fase, impegnata in negoziati specifici sul nucleare, ma di voler prima fermare la guerra. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha avvertito che l’Iran “non esiterà ad agire in qualsiasi modo per aiutare il Libano e la resistenza libanese contro l’aggressione illegale” di Israele.
Donald Trump, su Truth Social, ha invece sostenuto che Teheran “desidera ardentemente raggiungere un accordo” e ha invitato a “stare tranquilli e rilassarsi”. Ma l’allargamento del fronte libanese rischia di complicare ulteriormente una trattativa già fragile.





