L’ex abate del celebre Tempio Shaolin, considerato la culla del kung fu, è stato condannato a 24 anni di carcere e a una multa di 3,5 milioni di yuan per appropriazione indebita, corruzione e altri reati finanziari. La sentenza, emessa da un tribunale della provincia di Henan, chiude quasi trent’anni di attività illecite attribuite al monaco Shi Yongxin, 60 anni, figura che per anni aveva incarnato l’immagine moderna e manageriale del tempio più famoso della Cina.
Secondo i giudici, Shi avrebbe abusato della sua posizione per gestire fondi, tangenti e transazioni opache per un totale di 300 milioni di yuan, trasformando il monastero in un centro di potere personale. L’ex abate si è dichiarato colpevole e ha annunciato che non presenterà ricorso.
Il caso era esploso lo scorso luglio, quando il Tempio Shaolin aveva confermato che il suo leader spirituale era sotto indagine per reati penali e per violazioni dei precetti buddisti, tra cui relazioni improprie con diverse donne. L’Associazione buddista cinese aveva immediatamente revocato il suo certificato monastico, commentando oggi la condanna con un lapidario: “Se l’è cercata”.
Nato come Liu Yingcheng, Shi era entrato nel monastero nel 1981, diventandone abate nel 1999. Sotto la sua guida, Shaolin era diventato un marchio globale, tra spettacoli internazionali, scuole affiliate e un’intensa attività commerciale che aveva attirato tanto denaro quanto critiche.
La condanna segna la caduta definitiva di una figura che aveva trasformato il tempio in un simbolo della Cina moderna, sospesa tra tradizione spirituale e capitalismo aggressivo. Ora, per le autorità religiose e civili, si apre la fase più difficile: ricostruire la credibilità di un’istituzione millenaria.





