In Israele si apre una breccia in un muro considerato per decenni invalicabile: le donne ebree ortodosse potranno finalmente sostenere l’esame rabbinico statale, lo stesso percorso richiesto agli uomini per ottenere l’abilitazione come giudici religiosi o esperte di diritto halachico. La decisione, annunciata dal Ministero degli Affari Religiosi dopo anni di pressioni legali e sociali, rappresenta un cambiamento profondo nel rapporto tra istituzioni e mondo ortodosso.
Il provvedimento arriva al termine di una lunga battaglia condotta da gruppi femminili e organizzazioni per i diritti civili, che denunciavano l’esclusione come una forma di discriminazione incompatibile con i principi democratici del Paese. La Corte Suprema, chiamata più volte a esprimersi, aveva lasciato intendere che il divieto non fosse più sostenibile, spingendo il governo ad anticipare una possibile sentenza sfavorevole.
Le nuove regole consentiranno alle candidate di accedere agli stessi programmi di studio, sostenere gli esami ufficiali e ottenere certificazioni riconosciute dallo Stato. Non si tratta ancora di un via libera automatico all’esercizio di tutte le funzioni rabbiniche — molte delle quali restano prerogativa maschile nelle comunità ultraortodosse — ma il passo è considerato epocale. Per la prima volta, lo Stato riconosce formalmente che la competenza halachica non può essere limitata dal genere.
La decisione ha suscitato reazioni contrastanti: i movimenti modern-orthodox parlano di “momento storico”, mentre i partiti haredi denunciano un’ingerenza nella tradizione religiosa. Gli analisti sottolineano però che l’apertura potrebbe avere effetti a lungo termine sulla partecipazione femminile alla vita pubblica e sulla percezione del ruolo delle donne all’interno dell’ebraismo osservante.





