Il Dipartimento del Tesoro sta studiando l’ipotesi, senza precedenti nella storia monetaria americana, di introdurre una banconota da 250 dollari con l’immagine del presidente Donald Trump. L’idea, filtrata da fonti interne e confermata da funzionari coinvolti nel processo di revisione valutaria, nasce dall’esigenza di modernizzare il sistema dei pagamenti in contanti e ridurre i costi di stampa, ma porta con sé un inevitabile carico politico.
Secondo le prime ricostruzioni, il Tesoro avrebbe avviato una valutazione tecnica sulla fattibilità della nuova denominazione, analizzando impatti su banche, distributori automatici, sistemi di sicurezza e circolazione internazionale del dollaro. La scelta dell’effigie presidenziale, tradizionalmente riservata a figure storiche, rappresenterebbe una rottura simbolica con la prassi consolidata.
Funzionari vicini al dossier sostengono che l’inserimento di Trump risponderebbe alla volontà di “celebrare un’era di rinnovamento economico”, mentre i critici parlano apertamente di un’operazione di personalizzazione politica della valuta.
La proposta ha già suscitato reazioni contrastanti al Congresso: alcuni repubblicani la considerano un riconoscimento legittimo del ruolo di Trump nella politica economica americana, mentre diversi democratici denunciano il rischio di trasformare la moneta in uno strumento di propaganda. Anche gli esperti di diritto costituzionale ricordano che, pur non esistendo un divieto formale, l’inserimento di un presidente vivente sulle banconote è sempre stato evitato per preservare la neutralità istituzionale del dollaro.
Il Tesoro ha precisato che la valutazione è ancora in fase preliminare e che ogni decisione definitiva richiederà mesi di analisi e consultazioni. Ma il solo fatto che l’ipotesi sia sul tavolo conferma quanto l’amministrazione Trump sia disposta a ridefinire simboli e tradizioni del potere federale, anche quelli che sembravano intoccabili.





