Il ritrovamento di un drone marino carico di esplosivo al largo di Lefkada ha aperto un nuovo fronte di tensione nel Mediterraneo. Il ministro della Difesa greco Nikos Dendias ha confermato che il velivolo, recuperato il 7 maggio da un pescatore all’interno di una grotta costiera, è un USV di fabbricazione ucraina. L’imbarcazione, rimorchiata fino al porto e poi trasferita in una base navale, è stata messa in sicurezza e l’esplosivo distrutto. Per Atene, la presenza di un mezzo militare senza equipaggio in una delle rotte più trafficate tra Grecia e Italia rappresenta “una questione estremamente seria” e un rischio diretto per la libertà di navigazione.
Dendias, intervenuto a Bruxelles durante il vertice dei ministri della Difesa dell’UE, ha annunciato che solleverà il caso con i partner europei e con Kiev, che non ha ancora commentato l’accaduto. Secondo esperti navali greci, le caratteristiche del drone ricordano quelle del modello Magura, sviluppato dai servizi segreti ucraini e già impiegato contro navi russe nel Mar Nero e contro petroliere coinvolte nel commercio energetico di Mosca. Le autorità ritengono che il mezzo abbia subito un guasto, perdendo il controllo e finendo alla deriva verso le coste ioniche.
Il viceministro per gli affari marittimi Stefanos Gikas ha avvertito che un oggetto “nero, privo di sistema di navigazione e carico di esplosivo” avrebbe potuto colpire un’imbarcazione turistica, in un’area frequentata da yacht, traghetti e navi commerciali. L’episodio si inserisce in un quadro più ampio di incidenti legati alla guerra dei droni tra Russia e Ucraina, che negli ultimi mesi ha provocato incursioni e violazioni dello spazio aereo in diversi Paesi della NATO e dell’UE. Il ministro della Difesa rumeno Radu-Dinel Miruța ha denunciato a Bruxelles un aumento delle intrusioni, definendole “una minaccia comune” lungo tutto il fianco orientale dell’Unione.





