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Piano Iran Trump: scetticismo e rischio escalation militare
Il Presidente USA, Donald Trump

Trump respinge le condizioni iraniane. Petrolio in rialzo, l’Ue sanziona i coloni israeliani

Teheran lega l’intesa alla fine della guerra, allo sblocco dei fondi congelati e al controllo dello stretto. Brent oltre 104 dollari, transiti marittimi crollati dell’89%. Netanyahu riunisce il governo, tensione alta anche in Libano.
martedì, 12 Maggio 2026
3 minuti di lettura

Donald Trump ha respinto la risposta iraniana alla proposta americana per fermare il conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz, mentre la crisi nel Golfo continua a pesare su mercati e sicurezza regionale. “Non mi piace la loro lettera. È inappropriata”, ha dichiarato ad Axios, senza entrare nei dettagli del documento inviato da Teheran.

La Casa Bianca si aspettava aperture più nette, ma secondo Tasnim l’Iran avrebbe subordinato l’accordo alla fine della guerra, alla revoca del blocco navale, allo sblocco dei fondi congelati e al riconoscimento del controllo iraniano su Hormuz. A Fox News Trump ha inoltre affermato che Teheran gli avrebbe comunicato che la propria “polvere nucleare” è sepolta in profondità dopo gli attacchi di giugno. “Gli Stati Uniti dovranno estrarla”, ha detto, aggiungendo che la questione sarà affrontata nei futuri negoziati. Il presidente americano ha anche annunciato di valutare la ripresa di “Project Freedom”, senza fornire dettagli.

Le condizioni di Teheran

Da Teheran sono arrivate aperture condizionate. Il presidente Masoud Pezeshkian ha detto che “i negoziati sono possibili da una posizione di dignità, saggezza e opportunità”, ma solo se compatibili “con gli interessi del popolo iraniano e le indicazioni della Guida Suprema”. Il portavoce degli Esteri Esmaeil Baghaei ha definito la proposta iraniana “generosa e responsabile”, indicando tre richieste: fine della guerra nella regione, sicurezza della navigazione a Hormuz e sblocco dei beni congelati. Più rigido l’ex comandante dei Pasdaran Mohammad Ali Jafari: “Finché la guerra non cesserà su tutti i fronti e le sanzioni non saranno revocate, non ci sarà spazio per altri negoziati”. In vista della visita di Trump in Cina, l’ambasciatore iraniano a Pechino Abdolreza Rahmani Fazli ha confermato il sostegno di Teheran al piano in quattro punti di Xi Jinping per la sicurezza del Golfo Persico.

Hormuz paralizzato, petrolio in rialzo

Il mancato accordo ha avuto effetti immediati sul petrolio. Il Brent è salito oltre i 104 dollari al barile e il Wti vicino ai 99 dollari, con rialzi superiori al 3%. Secondo Assoporti e Srm, nello Stretto di Hormuz i transiti marittimi sono crollati dell’89% in pochi mesi. Quasi mille navi risultano ferme nel Golfo, per 23,7 miliardi di dollari di merci bloccate. Dallo stretto passa il 37% del petrolio mondiale trasportato via mare e il 28% del Gpl globale. Due petroliere cariche di greggio iracheno hanno attraversato Hormuz spegnendo i sistemi di tracciamento; i media iraniani sostengono che una di esse abbia seguito “la rotta designata dalle forze armate iraniane”.

Europa e Nato tra diplomazia e sicurezza

Sul piano internazionale, Londra e Parigi hanno convocato per oggi una videoconferenza con i ministri della Difesa di circa quaranta Paesi sulla sicurezza dello stretto. L’Italia mantiene una linea prudente. Antonio Tajani ha ribadito che “l’Iran non può avere l’arma nucleare” e ha confermato il sostegno al dialogo. Guido Crosetto ha escluso, per ora, una missione italiana diretta a Hormuz: “Un conto è far avvicinare le navi, un altro è dirigerle direttamente verso lo stretto”, avvertendo che “non è interesse di nessuno indebolire la Nato proprio nel momento in cui il mondo è più instabile”. Kaja Kallas ha confermato il sostegno dell’Ue “a una soluzione diplomatica” tra Washington e Teheran.

Israele, Libano e sanzioni Ue

A Bruxelles i ministri degli Esteri dell’Ue hanno raggiunto l’accordo politico sulle sanzioni contro i coloni israeliani violenti in Cisgiordania, dopo il ritiro del veto ungherese. Non è invece passata la proposta di imporre dazi ai prodotti degli insediamenti. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha definito le misure “inaccettabili” e “motivate da idee politiche”. “Israele respinge fermamente questa decisione arbitraria”, ha dichiarato, accusando Bruxelles di creare “una distorta equivalenza morale tra cittadini israeliani e terroristi di Hamas”. Berlino ha confermato il sostegno alla soluzione dei “due Stati”, opponendosi però a restrizioni commerciali sugli insediamenti. Resta alta anche la tensione sul fronte libanese. Benjamin Netanyahu ha convocato una riunione di sicurezza a Gerusalemme dopo il rifiuto americano della risposta iraniana. Alla Cbs ha dichiarato di voler “azzerare gradualmente” gli aiuti militari statunitensi a Israele: “Riceviamo 3,8 miliardi di dollari l’anno, penso sia arrivato il momento di svezzarci”. Nel sud del Libano un raid israeliano ha causato tre morti, mentre Hezbollah ha rivendicato attacchi con droni contro postazioni israeliane. L’Idf ha confermato la morte di un soldato nel nord del Paese. Il premier libanese Nawaf Salam ha ribadito che ogni futuro negoziato dovrà passare “dal cessate il fuoco, dal ritiro israeliano e dal rilascio dei prigionieri libanesi”.

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