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Guido Quici Presidente Cimo Fesmed

Contratto Sanità 2025-2027, al via il confronto Aran-sindacati: Cimo-Fesmed avverte sulle criticità

Quici: “No a passi indietro su orari, pronta disponibilità e condizioni di lavoro. Servono più risorse e tutele per evitare l’esodo dalla sanità pubblica”
lunedì, 11 Maggio 2026
1 minuto di lettura

Si è aperto ufficialmente il tavolo per il rinnovo del Contratto collettivo nazionale di lavoro 2025-2027 dell’Area Sanità con il primo incontro tra Aran e le organizzazioni sindacali dei medici e dirigenti sanitari. Un confronto che, secondo la Federazione Cimo-Fesmed si è svolto in un clima “cordiale e costruttivo”, ma che ha subito evidenziato profonde divergenze sui contenuti dell’atto di indirizzo predisposto dalle Regioni.

Attenti alle “insidie”

A esprimere le principali preoccupazioni è stato il presidente della Federazione Cimo-Fesmed , Guido Quici, che ha definito il documento regionale “particolarmente insidioso”. Nel mirino soprattutto il rischio che le difficoltà croniche nel reperimento del personale possano tradursi in un peggioramento delle condizioni di lavoro dei medici e dei dirigenti sanitari.

Ci siano passi avanti

Le carenze di organico non possono diventare il pretesto per smantellare conquiste ottenute negli ultimi anni, in particolare su orario di lavoro, attività fuori sede e pronta disponibilità”, ha sottolineato Quici, ribadendo la necessità che il nuovo contratto rappresenti un passo avanti rispetto alle precedenti trattative e non un arretramento.

Bloccare la fuga dei medici

Secondo Cimo-Fesmed, un peggioramento delle condizioni contrattuali rischierebbe infatti di accelerare ulteriormente la fuga dei professionisti dalla sanità pubblica. Per questo motivo il sindacato ha chiesto all’Aran una prima bozza del testo contrattuale, così da avviare un confronto concreto sui contenuti.

Libera professione

Tra i temi posti sul tavolo anche la revisione complessiva della disciplina della libera professione e l’introduzione dell’obbligo di affidamento degli incarichi professionali a tutti i dirigenti, anche nei casi in cui le aziende sanitarie non abbiano ancora completato la relativa individuazione. Cimo-Fesmed ha inoltre chiesto che le attività di tutoraggio svolte dai dirigenti medici e sanitari vengano remunerate attraverso fondi aziendali dedicati, in particolare quelli destinati alla formazione. Altro punto ritenuto centrale riguarda la definizione di una terminologia contrattuale chiara e uniforme, per evitare interpretazioni differenti tra le varie aziende sanitarie sul territorio nazionale.

Aumentare le risorse finanziarie

Nel corso dell’incontro è stata poi sollevata la questione della rappresentatività sindacale nei contratti decentrati, con la proposta di introdurre il requisito del 51% della rappresentatività aziendale per la sottoscrizione degli accordi. Sul fronte economico, Quici ha ribadito che le risorse attualmente previste per il pubblico impiego non sarebbero sufficienti a valorizzare adeguatamente medici e dirigenti sanitari. Dubbi anche sui fondi destinati alle misure di welfare, giudicati “quasi inesistenti”.

Retribuzioni, intervenga lo Stato

La Federazione ha infine chiesto una maggiore valorizzazione economica della dirigenza sanitaria, chiarendo però che tale obiettivo non può essere raggiunto utilizzando esclusivamente i fondi contrattuali. “Se si vuole davvero avvicinare le retribuzioni dei dirigenti sanitari a quelle dei medici”, ha concluso Quici, “è necessario un intervento diretto dello Stato con risorse extracontrattuali dedicate. Su questo punto la nostra posizione è ferma e non negoziabile”.

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