Un team internazionale di biologi ha identificato un gruppo di geni condivisi tra salamandre axolotl, pesci zebra e topi che potrebbe rappresentare una svolta per la medicina rigenerativa. Lo studio, pubblicato su PNAS, suggerisce che esistono programmi genetici universali che guidano la ricrescita dei tessuti e che, un giorno, potrebbero essere sfruttati per aiutare gli esseri umani a rigenerare parti del corpo danneggiate. Il lavoro ha coinvolto tre laboratori specializzati in organismi molto diversi: l’axolotl, capace di ricostruire interi arti e organi; il pesce zebra, noto per la rigenerazione delle pinne e di tessuti complessi; e il topo, il modello più vicino all’uomo.
Confrontando i processi rigenerativi, i ricercatori hanno individuato due geni — SP6 e SP8 — attivati sistematicamente nell’epidermide in rigenerazione di tutte e tre le specie. Utilizzando la tecnologia CRISPR, il team ha dimostrato che la rimozione di SP8 negli axolotl compromette la formazione delle ossa degli arti, mentre nei topi l’assenza di SP6 e SP8 ostacola la ricrescita delle dita. Per verificare se fosse possibile compensare questa mancanza, i ricercatori hanno sviluppato una terapia genica sperimentale basata su un potenziatore tissutale del pesce zebra, capace di attivare la molecola FGF8.
Nei topi trattati, la rigenerazione ossea è migliorata, suggerendo che imitare i meccanismi naturali delle specie più rigenerative potrebbe essere una strada percorribile. Sebbene gli esseri umani non possiedano la straordinaria plasticità delle salamandre, gli scienziati ritengono che questi risultati rappresentino una prova di principio: modulare i geni SP potrebbe un giorno contribuire alla ricrescita di tessuti complessi. Le prospettive sono particolarmente rilevanti in un mondo in cui oltre un milione di amputazioni avviene ogni anno e dove le soluzioni attuali — protesi, trapianti, ingegneria tissutale — non riescono ancora a restituire piena funzionalità.






