L’agroalimentare si conferma uno dei pilastri del Made in Italy. Nel 2023 la filiera italiana ha generato oltre 660 miliardi di euro di fatturato e 141 miliardi di valore aggiunto, coinvolgendo circa 791 mila imprese e oltre 3 milioni di occupati. A rafforzare il peso del settore è anche il primato europeo dell’Italia per prodotti certificati: sono 858 le denominazioni DOP, IGP e STG riconosciute. È quanto emerge dal Focus On ‘Food’, l’analisi realizzata dall’ufficio studi di SACE in occasione di Tuttofood.
Nel 2025 l’export agroalimentare italiano ha raggiunto i 72,5 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Di questi, 62,5 miliardi derivano da alimentari, bevande e tabacco, mentre 10 miliardi riguardano i prodotti agricoli.
Altri prodotti alimentari
A trainare la crescita sono stati soprattutto altri prodotti alimentari (+12,7%), prodotti agricoli (+9,4%), formaggi e latticini (+13,7%), carni (+10,4%) e prodotti da forno e farinacei (+3%). Stabili invece le vendite di frutta e ortaggi. In calo, invece, il comparto delle bevande (-2,5%), frenato soprattutto dal vino, che registra una flessione del 3,7% con un valore complessivo di 7,8 miliardi di euro.
In diminuzione anche oli e grassi (-8,6%), con l’olio d’oliva in forte contrazione (-20%) a quota 2,5 miliardi.
Sul fronte territoriale, l’Emilia-Romagna si conferma la prima regione italiana per export agroalimentare con 13,1 miliardi di euro e una crescita dell’8% nel 2025. Seguono Lombardia con 11,8 miliardi (+8%), Veneto con 10,5 miliardi (+4,8%) e Piemonte con 10,2 miliardi (+8,6%).
Incrementi a doppia cifra si registrano anche in Sicilia (+11%) e Friuli-Venezia Giulia (+11,6%).
Le esportazioni del Made in Italy agroalimentare restano concentrate soprattutto nei mercati europei: circa il 59% delle vendite è destinato ai Paesi dell’Unione Europea. Germania, Francia e Stati Uniti assorbono da soli quasi il 37% dell’export del comparto.
Estero
In forte crescita la domanda tedesca (+7,2% a 11,2 miliardi di euro) e quella francese (+6,1% a 7,9 miliardi).
In calo invece le esportazioni verso gli Stati Uniti (-4,5%), penalizzate soprattutto dalla riduzione delle vendite di vino. Tra i mercati più dinamici spicca la Spagna (+13,1%), trainata da prodotti alimentari, carni e comparto agricolo. Crescono anche diversi Paesi dell’Est Europa: Polonia (+15,6%), Romania (+10,2%), Repubblica Ceca (+9,4%) e Croazia (+10,3%). In forte espansione anche mercati meno tradizionali come Turchia (+14%) e Marocco (+71,2%).
Secondo l’analisi di SACE, le prospettive più interessanti per il futuro arrivano dall’Asia, dove entro il 2034 si concentrerà quasi un terzo della nuova domanda globale di alimenti.
Corea del Sud, Vietnam e India vengono indicati come mercati strategici grazie alla crescita della classe media, all’urbanizzazione e all’aumento del reddito disponibile.
Per le imprese italiane, conclude il report, la diversificazione dei mercati sarà una leva decisiva per sostenere la crescita internazionale, anche alla luce dei recenti accordi commerciali siglati dall’Unione Europea con Mercosur, India e Australia.






