Prosegue su più livelli il confronto tra Stati Uniti e Iran, mentre prende forma l’ipotesi di un’intesa limitata per stabilizzare la crisi nel Golfo. Secondo Reuters, Washington e Teheran lavorano a un accordo di breve termine, rinviando per ora un’intesa complessiva. L’obiettivo è fermare i combattimenti, riaprire lo Stretto di Hormuz e aprire una finestra negoziale di 30 giorni sui nodi più complessi, a partire dal programma nucleare iraniano e dal destino delle scorte di uranio arricchito.
Il quadro, riferiscono fonti coinvolte nella mediazione, si articolerebbe in tre fasi: dichiarazione formale della fine della guerra, gestione della crisi nello stretto e avvio di colloqui più ampi. “La nostra priorità è che annuncino una fine permanente della guerra e il resto delle questioni potrà essere discusso una volta tornati ai colloqui diretti”, ha dichiarato a Reuters un alto funzionario pachistano.
Dialogo in corso
Sul piano diplomatico restano attivi i canali di mediazione. Il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo pakistano Muhammad Ishaq Dar, ribadendo la necessità di proseguire sulla via del dialogo. Le parti hanno sottolineato “l’importanza di continuare il dialogo e la diplomazia” e di rafforzare la cooperazione regionale per “salvaguardare la stabilità e prevenire escalation”.
Il Pakistan si conferma così uno dei principali attori della mediazione, mentre proseguono i contatti tra Washington e i partner regionali. Nelle ultime ore, secondo Ynet, il presidente americano Donald Trump ha parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu degli sviluppi negoziali.
In Iran, il presidente Massoud Pezeshkian ha lanciato un appello all’unità interna e ha riferito di un colloquio “franco e fiducioso” con la guida suprema Mojtaba Khamenei, sottolineando la necessità di coesione in una fase di forte pressione esterna.
Hormuz, sicurezza e tensioni
La crisi dello Stretto di Hormuz resta il nodo operativo. Teheran ha offerto assistenza alle navi bloccate, annunciando la “piena disponibilità” dei porti iraniani a fornire servizi tecnici, rifornimenti e supporto sanitario ai mercantili.
Negli Stati Uniti, intanto, il Dipartimento di Giustizia ha avviato un’indagine su operazioni speculative legate al prezzo del petrolio, effettuate alla vigilia di annunci dell’amministrazione Trump sulla guerra in Iran. Secondo Abc, quattro transazioni sospette avrebbero generato profitti per circa 2,6 miliardi di dollari scommettendo sul calo dei prezzi.
L’Italia e la “Coalizione di Roma”
Nel contesto internazionale, l’Italia prova a ritagliarsi un ruolo attivo. Alla Farnesina, nel corso della riunione ministeriale MED9, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato che “le tensioni nel Golfo non sono un problema regionale: rappresentano uno shock globale”, con effetti diretti su commercio ed energia.
Roma ha promosso, insieme alla Croazia, il lancio di una “Coalizione di Roma” su fertilizzanti e sicurezza alimentare, con il coinvolgimento di 40 Paesi e organizzazioni internazionali. L’iniziativa nasce dalla pressione che l’instabilità nell’area di Hormuz esercita sulle catene di approvvigionamento, con conseguenze particolarmente gravi per i Paesi più vulnerabili del Mediterraneo e dell’Africa.
“Dobbiamo fare della regione euro-mediterranea un’area di pace, stabilità e crescita”, ha dichiarato Tajani, ribadendo la centralità della sicurezza marittima e della libertà di navigazione. Il ministro ha inoltre annunciato un prossimo incontro con il segretario di Stato americano Marco Rubio.
Scenario regionale
Il quadro resta instabile anche sul piano militare. In Libano, l’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito nelle ultime settimane oltre 220 combattenti di Hezbollah, mentre sono stati ordinati nuovi sgomberi nel sud del Paese. Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha aperto a una cooperazione industriale più stretta con la Germania nel settore della difesa, criticando l’Europa per una presunta “mancanza di visione geopolitica”.





