C’è una narrazione antica, spesso rimossa o distorta, che riporta l’Ucraina al cuore della storia europea ben prima della nascita degli stati moderni. È la storia della Rus’ di Kyiv, una potente federazione politica medievale e il primo stato organizzato degli slavi orientali, con capitale Kiev. Nata dalla fusione di tribù slave locali e guerrieri scandinavi (Variaghi e Vichinghi) ha costituito la base storica e culturale comune per l’odierna Ucraina, Bielorussia e Russia. Non una periferia, ma un nodo centrale.
Seconde le ricostruzioni della studiosa Olena Ponomareva pubblicate su Poli-logo la Rus’ kyiviana rappresentava uno dei più importanti centri di civiltà cristiana dell’Europa orientale. Il punto di svolta fu il 988, quando il granduca Volodymyr il Grande scelse il cristianesimo come religione di Stato. Un atto che inserì definitivamente Kyiv nel sistema politico europeo, in dialogo sia con Bisanzio sia con l’Occidente latino.
Lo storico britannico Norman Davies ha colto bene la portata di questa figura, paragonandola a Carlo Magno. Non per analogia superficiale, ma per ruolo storico, in quanto entrambi padri simbolici di civiltà. E soprattutto entrambi spesso “utilizzati” in narrazioni nazionali successive. Volodymyr, infatti, non era “russo”, semplicemente perché la Russia non esisteva ancora. Un dettaglio che cambia radicalmente prospettiva.
Un sistema di relazioni europeo
Dopo la cristianizzazione la Rus’ di Kyiv non era un’entità isolata, ma parte integrante di una rete di relazioni politiche e dinastiche. I dati genealogici parlano chiaro: su 36 matrimoni dinastici rilevanti dell’XI secolo ben 32 coinvolgevano stati dell’Europa centrale e occidentale. Legami con il Sacro Romano Impero, la Francia, la Scandinavia, la Polonia, l’Ungheria.
Non si tratta di semplici alleanze, ma strumenti di integrazione politica, economica e culturale. Kyiv dialogava con l’Europa da pari, non da margine. Le cronache occidentali dell’epoca lo confermano. La città viene descritta come potente e raffinata, al punto da essere definita dallo storico tedesco Adamo di Brema “rivale di Costantinopoli”.
La Kyiv delle saghe nordiche
A testimoniare questa integrazione sono anche le saghe scandinave, tra cui la celebre Heimskringla. Qui compare la figura di Harald Hardråde, che trovò rifugio proprio alla corte di Kyiv. La sua storia, di guerriero, mercenario, poeta, sembra uscita da un romanzo. Dopo aver servito l’Impero bizantino tornò a Kyiv per sposare Elisabetta, figlia del principe Jaroslav il Saggio. Un matrimonio che non fu solo romantico, ma politico, un ponte tra il Nord e l’Est dell’Europa. Le sue poesie scaldiche raccontano questo legame in modo sorprendentemente moderno, un amore cantato tra battaglie e viaggi, con Kyiv come centro simbolico. Non una terra lontana e misteriosa, ma una corte conosciuta e ambita.
La Rus’ nelle chansons francesi
Se a Nord la Rus’ entra nelle saghe, a Ovest conquista la letteratura epica. La Francia medievale conosce bene Kyiv, soprattutto grazie alla figura di Anna di Kyiv, figlia di Jaroslav. Nel 1051 sposò il re Enrico I di Francia e, alla sua morte, governò come reggente per il figlio Filippo. La Rus’ compare più di settanta volte nelle chansons de geste, inclusa la celebre Chanson de Roland. In questi testi non è descritta come una terra esotica, ma come una potenza militare concreta, capace di competere con i grandi regni europei. In alcune opere viene addirittura personificata per mezzo di un gigante forte, segnato dalla guerra, ma rispettato. Un’immagine simbolica, che rifletteva la percezione reale della sua forza.
Un’identità europea interrotta
Questa traiettoria europea si interrompe bruscamente nel XIII secolo. Nel 1240 l’invasione guidata da Batu Khan distrugge Kyiv. L’evento segna non solo la caduta della città, ma l’uscita forzata della regione dall’orbita europea per secoli. La Rus’ diventa, così, la prima grande vittima europea dell’espansione mongola. I suoi territori vengono frammentati, mentre nuove potenze emergono più a nord, tra cui Mosca.
Una storia da rileggere
Rileggere oggi questa storia significa rimettere in discussione narrazioni consolidate. L’Ucraina non è “ai margini” dell’Europa, piuttosto ne è stata parte integrante fin dalle sue origini medievali.
La Rus’ di Kyiv era uno spazio di connessione, non di separazione. Un crocevia dove si incontravano Scandinavia, Bisanzio e Occidente latino. Dove si stringevano matrimoni politici e si scrivevano poesie d’amore. Dove la geografia non divideva, ma univa. Capire questo passato non è solo un esercizio accademico. È un modo per leggere il presente con maggiore profondità e forse con meno equivoci.
Leggi anche:





