Il conflitto in Ucraina resta sospeso tra nuove ipotesi diplomatiche e intensificazione militare. Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto un colloquio telefonico con Donald Trump, avanzando l’ipotesi di una tregua per il 9 maggio, Giorno della Vittoria. Mosca ha chiarito che si tratterebbe di una decisione unilaterale. “Non è necessaria alcuna risposta”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che “sarebbe logico” attendersi una reazione da Kiev.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha chiesto chiarimenti, incaricando i suoi rappresentanti di contattare la controparte americana: “Scopriremo se si tratta di poche ore di sicurezza per la parata a Mosca o di qualcosa di più”. La proposta russa riguarderebbe una tregua limitata alle celebrazioni, non un cessate il fuoco strutturale. In passato iniziative analoghe sono state respinte da Kiev e accusate di essere state violate.
L’Ucraina ribadisce di puntare a “un cessate il fuoco a lungo termine” e a una pace “duratura”. Sul piano diplomatico, il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha confermato la disponibilità a riprendere i negoziati “sulla base degli accordi esistenti con gli Stati Uniti”, insistendo sulle “cause profonde” del conflitto. Dall’Unione europea resta lo scetticismo: “Non abbiamo alcuna fiducia in nulla di ciò che la Russia dice o fa”, ha dichiarato la portavoce Anitta Hipper. Intanto il Parlamento Ue ha approvato la creazione di una commissione internazionale per i risarcimenti dei danni di guerra, con 465 voti favorevoli, 57 contrari e 47 astensioni.
Attacchi e operazioni militari
Mentre si discute di tregua, i combattimenti continuano. Zelensky ha denunciato che nella notte la Russia ha lanciato “più di 200 droni”, oltre a missili balistici. A Dnipro si registra un morto e undici feriti, a Odessa almeno venti. Colpite anche infrastrutture energetiche nella regione di Mykolaiv, con migliaia di famiglie senza elettricità. “Questa guerra continua ogni giorno”, ha detto Zelensky, chiedendo ai partner occidentali di mantenere la pressione: “Le sanzioni devono funzionare”. Kiev punta a rafforzare gli attacchi con droni fino a “100-150 chilometri” oltre il confine.
Il Servizio di sicurezza ucraino ha rivendicato operazioni in profondità in Russia, tra cui contro la raffineria Lukoil di Perm, mentre Kiev insiste che “non esiste più una retrovia sicura”. Dal lato russo, le autorità filorusse nella regione di Kherson parlano di un civile ucciso da un attacco ucraino; un altro caso è segnalato a Enerhodar. Mosca ha rivendicato la conquista di due località nelle regioni di Sumy e Donetsk, non confermata da fonti indipendenti. Bombardieri strategici Tu-95MS hanno inoltre sorvolato le acque neutrali del Mare di Barents e del Mare di Norvegia, in missioni definite di routine.
Pressioni politiche e tensioni internazionali
Il quadro politico resta frammentato. Trump ha attaccato il cancelliere tedesco Friedrich Merz, definendolo “del tutto inefficace sull’Ucraina”. Ha inoltre affermato che l’Ucraina sarebbe “militarmente sconfitta”, salvo poi citare dati riferibili all’Iran. Nell’Ue emergono divisioni sull’adesione di Kiev. Il leader ungherese in pectore Peter Magyar ha posto condizioni sui diritti della minoranza ungherese, mentre Bruxelles spinge per aprire i negoziati. L’alto rappresentante Kaja Kallas ha osservato che la parata del 9 maggio a Mosca “senza mezzi pesanti” riflette le difficoltà militari russe.
Guerra e percezione interna
Un sondaggio dell’Istituto internazionale di sociologia di Kiev indica che il 57% degli ucraini considera inaccettabile cedere la regione di Donetsk in cambio di garanzie di sicurezza, mentre il 36% si dice disposto ad accettare. Cresce la sfiducia verso le garanzie occidentali, soprattutto statunitensi.
Zelensky ha denunciato il trasferimento forzato di bambini ucraini in Russia come “uno dei più cinici crimini di guerra”, parlando di oltre 2.100 rimpatri grazie all’iniziativa Bring Kids Back UA. Dopo oltre quattro anni di guerra, l’esercito ucraino introduce una rotazione obbligatoria: permanenza massima di due mesi in prima linea, come disposto dal comandante in capo Oleksandr Syrsky.





