L’Ucraina allarga il raggio della guerra in territorio russo. Ieri il Servizio di sicurezza ucraino, Sbu, ha rivendicato un attacco con droni contro una stazione di pompaggio petrolifera nei pressi di Perm, a circa 1.500 chilometri dal confine. Secondo Kiev, nell’impianto è scoppiato un vasto incendio che avrebbe coinvolto quasi tutti i serbatoi. Residenti locali hanno segnalato una “pioggia di petrolio”. Volodymyr Zelensky ha definito l’operazione “una nuova fase nell’uso delle armi ucraine per limitare il potenziale bellico della Russia” e ha annunciato nuovi attacchi a lunga distanza. “È importante che ogni attacco riduca le capacità dell’industria militare, della logistica e delle esportazioni petrolifere della Russia”, ha dichiarato. Kiev punta sempre più a raffinerie, porti e infrastrutture energetiche, ritenute fonte chiave di finanziamento della guerra. Sul fronte opposto, le autorità ucraine hanno denunciato nuovi attacchi russi contro obiettivi civili. Nella regione di Odessa, droni russi hanno colpito infrastrutture portuali, edifici residenziali e un ospedale. Secondo il governatore Oleh Kiper, il reparto accettazione è stato distrutto mentre pazienti e personale erano nei rifugi. Altri raid hanno causato almeno tre morti tra Sumy e Dnipropetrovsk.
Raffinerie russe e sanzioni
Mosca ha attribuito agli attacchi ucraini anche l’incendio alla raffineria di Tuapse, sul Mar Nero, poi domato dalle autorità locali. Il Cremlino ha denunciato effetti sui mercati energetici mondiali, ma secondo Reuters ad aprile la Russia ha mantenuto le esportazioni di greggio dai principali porti occidentali ai livelli di marzo, intorno a 2,2 milioni di barili al giorno. Le interruzioni a Ust Luga e Novorossiysk non avrebbero causato finora un calo complessivo delle spedizioni. Zelensky ha promulgato nuove sanzioni contro funzionari russi, collaboratori nei territori occupati e propagandisti accusati di essere coinvolti nel trasferimento forzato di minori ucraini. Un secondo pacchetto colpisce 23 navi della cosiddetta flotta ombra usata da Mosca per esportare petrolio. “Stiamo lavorando per sincronizzare tutti i nostri regimi sanzionatori”, ha dichiarato.
Mosca riduce la parata del 9 maggio
Il ministero della Difesa russo ha confermato che il corteo per il Giorno della Vittoria si svolgerà sulla Piazza Rossa, ma senza mezzi militari. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha parlato di “formato ridotto”, collegando la decisione alla “situazione operativa” e alla “minaccia terroristica” attribuita all’Ucraina. Alla cerimonia parteciperà anche il primo ministro slovacco Robert Fico, ha confermato il Cremlino.
Grano ucraino, tensione con Israele
Resta aperto il caso della nave Panoramitis, sospettata da Kiev di trasportare cereali provenienti dai territori ucraini occupati dalla Russia. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha chiesto a Israele di sequestrarla. L’omologo israeliano Gideon Sa’ar ha replicato che la richiesta è arrivata solo successivamente e che ora “è in esame da parte delle autorità competenti”.
Si dimette l’ambasciatrice Usa a Kiev
Julie Davis, ambasciatrice ad interim degli Stati Uniti a Kiev, lascerà l’incarico a giugno e andrà in pensione. Il Financial Times ha collegato la decisione a divergenze con la linea di Donald Trump sull’Ucraina, ma il Dipartimento di Stato ha respinto la ricostruzione definendola “falsa”. Il portavoce Tommy Pigott ha dichiarato che Davis “continuerà a portare avanti con orgoglio le politiche del presidente Trump” fino alla partenza.
Germania, Ue e Londra rilanciano il sostegno a Kiev
L’Europa rafforza il sostegno militare a Kiev. La Germania ha confermato 11 miliardi di euro di aiuti all’Ucraina nel bilancio federale, mentre la Commissione europea ha lanciato una piattaforma da 35 milioni di euro per testare tecnologie militari in scenari di combattimento reali, nell’ambito di BraveTechEU. Zelensky ha annunciato accordi per esportare armi ucraine in eccedenza ai Paesi partner, attraverso formule definite “drone deals”. “Le nostre armi, collaudate nella guerra moderna, sono di interesse per tutti i partner”, ha detto, precisando che l’obiettivo resta impedire che tecnologie ucraine finiscano nelle mani della Russia. Durante la visita ufficiale a Washington, Re Carlo III ha rilanciato il sostegno all’Ucraina al Congresso degli Stati Uniti. “Oggi quella stessa incrollabile determinazione è necessaria per la difesa dell’Ucraina e del suo popolo coraggiosissimo”, ha dichiarato, chiedendo una pace “veramente giusta e duratura”.





