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Usa-Iran, colloqui incerti a Islamabad. Trump esclude proroga della tregua, l’Ue prepara sanzioni su Hormuz

Trump stringe su Hormuz: “Blocco più efficace dei bombardamenti”. Teheran minaccia una risposta “senza precedenti”

Secondo Reuters nello Stretto transitano solo sei navi al giorno contro 125-140 prima della guerra. Il Brent vola verso 115 dollari. Pentagono, costi Usa già a 25 miliardi. L’Onu denuncia 21 esecuzioni e oltre 4mila arresti in Iran. Libano, 42 morti in 24 ore
giovedì, 30 Aprile 2026
2 minuti di lettura

Donald Trump ha respinto l’offerta di Teheran di riaprire lo Stretto di Hormuz e, secondo il Wall Street Journal, ha incaricato i collaboratori di preparare un blocco prolungato dei porti iraniani. Secondo Reuters, nelle ultime 24 ore nello Stretto sono transitate sei navi, contro le 125-140 al giorno prima della guerra. L’obiettivo di Washington è comprimere l’economia iraniana e costringere Teheran a una “capitolazione nucleare”, evitando per ora nuovi bombardamenti. Parlando ad Axios, Trump ha difeso la pressione marittima: il blocco navale, ha detto, è “in qualche modo più efficace del bombardamento”. Secondo il presidente americano, l’Iran sarebbe vicino al collasso economico e avrebbe chiesto di riaprire Hormuz “il prima possibile”. Washington non esclude però l’opzione militare. Sempre secondo Axios, il Centcom avrebbe predisposto attacchi “brevi e potenti” contro infrastrutture iraniane se il negoziato fallisse. Il Pentagono ha stimato in 25 miliardi di dollari il costo finora sostenuto per l’operazione “Epic Fury”. Trump ha inoltre incontrato alla Casa Bianca i vertici delle principali compagnie petrolifere americane per valutare come sostenere un blocco prolungato limitando l’impatto sui prezzi interni.

La risposta di Teheran

Teheran ha replicato con toni durissimi. Una fonte di alto rango citata da Press Tv ha minacciato “risposte senza precedenti” se gli Stati Uniti non revocheranno l’assedio allo Stretto. “La continua pirateria marittima e il brigantaggio americano sotto forma di cosiddetto blocco navale saranno presto accolti con un’azione militare pratica e senza precedenti”, ha dichiarato, aggiungendo che la moderazione finora mostrata servirebbe solo a “dare alla diplomazia una possibilità”. Il rial è precipitato a 1,8 milioni per un dollaro. Il presidente del Parlamento, Mohammad Baqer Ghalibaf, ha accusato Trump di voler “esercitare pressioni economiche e seminare divisioni” per indebolire il Paese dall’interno. L’Aiea ha segnalato che gran parte dell’uranio arricchito iraniano sarebbe ancora nel complesso di Isfahan, ma gli ispettori non hanno accesso al sito dalla guerra del 2025.L’Onu ha denunciato almeno 21 esecuzioni, oltre 4mila arresti dall’inizio della guerra e un blocco quasi totale di Internet da 61 giorni. L’ambasciata iraniana in Italia ha ricordato Enrico Mattei sostenendo che “oggi più che mai” servirebbe la sua visione fondata sulla cooperazione energetica e non sul dominio delle multinazionali.

Mercati sotto pressione

La crisi colpisce già i mercati. Il Brent è salito verso quota 115 dollari al barile, mentre il Wti ha superato i 103 dollari. Il Giappone, privato di oltre il 90 per cento delle forniture abituali, ha accelerato l’acquisto di greggio statunitense. La prima petroliera, partita dal Texas il 22 marzo, è arrivata nella baia di Tokyo con 910mila barili. Le tariffe per attraversare il Canale di Panama sono quasi triplicate, da 135mila a 385mila dollari. In un caso, una nave ha pagato 4 milioni per il transito.

Europa e alleati

Sul fronte occidentale emergono differenze di tono. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto di avere spiegato a Trump che “la guerra con l’Iran è sbagliata”. L’Italia si prepara a un eventuale intervento internazionale dopo un cessate il fuoco. Antonio Tajani ha detto che la Marina è pronta, sotto bandiera Onu o Ue, a operazioni di sminamento e tutela della navigazione nello Stretto di Hormuz. A Londra si registra invece imbarazzo diplomatico dopo che Trump ha sostenuto che re Carlo III condividerebbe la sua linea sull’Iran. Buckingham Palace ha precisato che il re non interviene sulla politica estera.

Il fronte libanese

Resta grave il fronte libanese. Il ministero della Salute di Beirut ha riferito che nelle ultime 24 ore almeno 42 persone sono morte e 99 sono rimaste ferite negli attacchi israeliani. Dal 2 marzo le vittime sarebbero 2.534 e i feriti 7.863. Le Idf hanno annunciato di aver ucciso tre membri di Hezbollah e di aver scoperto depositi d’armi, tunnel e una trappola esplosiva con un ordigno di circa 900 chilogrammi. Si aggrava anche la crisi umanitaria. Fao, Pam e ministero dell’Agricoltura libanese stimano che 1,24 milioni di persone, circa una su quattro, rischino l’insicurezza alimentare acuta tra aprile e agosto. Intanto in Cisgiordania le autorità israeliane hanno approvato 126 nuove abitazioni nell’insediamento di Sa-Nur, decisione contestata da Peace Now, che accusa il governo di aggravare ulteriormente le tensioni sul terreno.

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