Croazia e Bosnia-Erzegovina hanno firmato un accordo storico per la costruzione di un nuovo gasdotto transfrontaliero, un’infrastruttura pensata per ridurre in modo significativo la dipendenza energetica dalla Russia e rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti nei Balcani occidentali. L’intesa, raggiunta dopo mesi di negoziati tecnici e politici, prevede la realizzazione di una condotta che collegherà la rete croata — già interconnessa con terminali e fornitori alternativi — con il sistema bosniaco, ancora oggi fortemente legato al gas russo.
Secondo quanto dichiarato dai due governi, il progetto consentirà a Sarajevo di diversificare le proprie fonti, accedendo a forniture provenienti dal Mediterraneo e dai mercati globali del GNL. Per Zagabria, invece, l’accordo rappresenta un’opportunità per consolidare il proprio ruolo di hub regionale, valorizzando le infrastrutture esistenti e attirando nuovi investimenti nel settore energetico. L’Unione Europea ha accolto positivamente l’intesa, definendola un tassello fondamentale nella strategia di resilienza energetica del continente.
Bruxelles potrebbe contribuire al finanziamento dell’opera attraverso fondi dedicati alle reti transfrontaliere, considerato il valore geopolitico del progetto in un’area storicamente vulnerabile alle pressioni esterne. Non mancano tuttavia le incognite: restano da definire i costi complessivi, i tempi di realizzazione e il quadro regolatorio che dovrà garantire trasparenza e accesso equo alle capacità del gasdotto. Ma per Croazia e Bosnia, l’accordo segna un cambio di passo, indicando la volontà di costruire un futuro energetico meno esposto alle oscillazioni della politica internazionale e più ancorato alla cooperazione regionale.





