La Russia interromperà i flussi di petrolio kazako diretti alla raffineria tedesca PCK di Schwedt attraverso l’oleodotto Druzhba, una decisione che rischia di riaccendere tensioni energetiche in Europa e di mettere sotto pressione uno degli impianti più strategici per il rifornimento dell’Est tedesco. La comunicazione, arrivata tramite il gestore russo dell’infrastruttura, è stata definita “improvvisa e ingiustificata” da fonti europee, che temono un utilizzo politico delle rotte energetiche in un momento già segnato da fragilità strutturali.
Il petrolio kazako rappresenta una quota essenziale delle forniture alternative introdotte da Berlino dopo la rinuncia al greggio russo. La raffineria PCK, storicamente dipendente dal Druzhba, aveva trovato nel Kazakistan un fornitore stabile per mantenere operativa la struttura e garantire carburante a regioni come Brandeburgo e Berlino. Lo stop annunciato da Mosca rischia ora di rallentare la produzione e costringere la Germania a incrementare le importazioni via mare, più costose e logisticamente complesse.
Astana ha fatto sapere di non aver richiesto alcuna sospensione e di essere pronta a continuare le esportazioni, sottolineando che il transito attraverso il territorio russo resta un punto vulnerabile della propria strategia energetica. Berlino, dal canto suo, ha attivato un’unità di crisi per valutare rotte alternative e minimizzare l’impatto sui consumatori, mentre Bruxelles monitora la situazione definendola “preoccupante per la sicurezza energetica europea”. L’episodio conferma quanto il sistema di oleodotti ex sovietico rimanga un terreno geopolitico delicato, dove decisioni tecniche e pressioni politiche spesso si intrecciano. Per la Germania, la sfida sarà ora garantire continuità operativa alla PCK senza tornare a dipendenze che si ritenevano superate.





