Saranno 7,4 milioni gli italiani che si metteranno in viaggio per il ponte del Primo Maggio. Di questi, il 92% resterà entro i confini nazionali, generando complessivamente 22 milioni di pernottamenti e un giro d’affari stimato in 3,8 miliardi di euro. È quanto emerge dall’indagine realizzata da Tecné per Federalberghi. La durata media della vacanza sarà di tre giorni, con una spesa media pro capite di 512 euro e una spesa giornaliera di circa 170 euro. Il picco delle partenze è atteso per giovedì 30 aprile, quando si metteranno in viaggio 4,7 milioni di italiani; sia il 29 aprile sia il Primo Maggio si registreranno invece circa 1,2 milioni di partenze ciascuno.
Soggiorni più brevi
“Anche in una fase non semplice, il turismo italiano dimostra di tenere e di sapersi adattare”, evidenzia il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, “I dati confermano quanto il settore resti centrale per la nostra economia. Il calendario di quest’anno offre meno opportunità di prolungare le vacanze rispetto al 2025, e questo si è tradotto in soggiorni più brevi. Non è però venuta meno la voglia di partire: gli italiani scelgono vacanze più concentrate, puntando sulla qualità del tempo e delle esperienze, spesso in destinazioni di prossimità e facilmente raggiungibili”.
Turismo sul fronte delle incertezze
“Il turismo”, conclude Bocca, “si conferma un pilastro della nostra economia, soprattutto in una fase in cui famiglie e operatori devono confrontarsi con costi elevati e con le incertezze legate alla situazione geopolitica”.
Il mare la metà più richiesta
A trainare le preferenze è ancora una volta il mare. “Anche in primavera si conferma la meta preferita dagli italiani”, sottolinea Antonio Capacchione, presidente del S.I.B. Fipe, “È un’ulteriore conferma dell’eccellenza della nostra offerta, costruita da migliaia di imprese, perlopiù a conduzione familiare, che hanno sviluppato un modello di balneazione attrezzata efficiente e apprezzato a livello internazionale”.
Necessario tutelare il turismo
Secondo Capacchione, si tratta di “un comparto economico strategico per il Paese, che merita di essere salvaguardato, a partire dalla risoluzione della questione delle concessioni demaniali, ancora fonte di incertezza, complessità amministrativa e contenziosi”.





